Un'interrogazione parlamentare ha chiesto al Guardasigilli Carlo Nordio di indagare su chi sono i finanziatori del Comitato per il No al referendum sulla Giustizia messo su dall'Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe.
Dal parlamento, quindi, è arrivato un invito alla chiarezza, alla trasparenza. Le toghe possono fare politica in questo modo? Ma soprattutto: possono essere finanziate da tutti mantenendo l'anonimato?
Questa è una questione spinosissima sulla quale oggi si è soffermato il direttore di Libero Mario Sechi.
Per quest'ultimo, si è venuto a creare un cortocircuito istituzionale pericoloso: se tra i finanziatori del comitato c'è anche qualche indagato o qualche imputato in attesa di giudizio, chi garantisce che non venga trattato con un occhio di riguardo?
Sospettare è più che lecito perché l'Anm, finora, alla richiesta di Nordio di elencare i finanziatori del suo comitato per il No, ha risposto picche.
"Sotto la toga, i soldi": questo è il titolo di apertura di Libero che propone la questione di chi finanzia i magistrati del No al referendum.
Per il giornale di Sechi, è una questione di trasparenza che l'Anm dovrebbe subito affrontare rendendo pubblici i nomi di chi ha messo mano alla tasca pur di fare campagna contro la riforma Nordio sulla giustizia.
Ma tant'è: per ora, l'elenco rimane top secret. Scatenando l'ira del direttore:
Per Sechi, questa mossa ha segnato la discesa in campo delle toghe. Ormai, i magistrati sono nell'arena della politica. E proprio per questo non dovrebbero avere problemi a chiarire la provenienza dei soldi che utilizzano. E invece:
Mario Sechi arriva subito al punto: che si fa se si scopre che una persona in attesa di un giudizio è un finanziatore del comitato? Le toghe lo trattano come tutte quante le altre?
Per Sechi, si tratterebbe di "un cortocircuito pazzesco". Ma che l'Anm fa finta di non vedere perché lo ha alimentato.