Un titolo che mette i brividi ancora prima di iniziare. "Non siamo soli" è uno sci-fi horror americano del 2022 scritto e diretto da Dan Berk e Robert Olsen. Il film mescola relazione sentimentale, ansia esistenziale e invasione aliena in una storia che trasforma una proposta di matrimonio in un incubo cosmico.
Fin dalle prime immagini, con un oggetto rosso che precipita nei boschi e un cervo afferrato da un tentacolo, il tono è chiaro: non si tratta di una semplice fuga romantica nella natura.
La tensione cresce lentamente, si insinua tra i silenzi di una coppia in crisi e culmina in un finale che spalanca le porte all’apocalisse. E sì, qui gli spoiler sono inevitabili.
Ruth e Harry, insieme da sei anni ma non sposati, decidono di andare a campeggiare per assecondare la passione di lui per la natura.
Raggiungono un belvedere panoramico con l’acqua sullo sfondo, e lì Harry le chiede di sposarlo. Lei, segnata da ansia e insicurezze, va nel panico e lo rifiuta, ricordando che in passato avevano deciso di non sposarsi mai.
Il giorno dopo trovano un cervo morto ricoperto da una sostanza nera. Harry ipotizza una malattia, ma lo spettatore intuisce che qualcosa di più oscuro ha contaminato il bosco.
Poco dopo, Ruth entra in una grotta e scopre una pozza blu misteriosa. Quando ne esce, cambia atteggiamento e dice a Harry di voler essere chiesta in sposa di nuovo.
Tornati al belvedere, la situazione esplode: Ruth spinge Harry giù dalla scogliera. Lui cade su una roccia e sembra morto. Il gesto segna la frattura definitiva tra ciò che appare come una crisi di coppia e ciò che si rivela un incubo alieno.
Vagando nei boschi in stato dissociato, Ruth incontra un’altra coppia. Poco dopo appare un impostore con le sembianze di Harry che uccide brutalmente i due.
La verità emerge: nella grotta, Ruth vede il vero cadavere di Harry racchiuso in un bozzolo e capisce che l’uomo che l’accompagna non è lui, ma una creatura aliena che lo ha sostituito.
L’alieno non riesce a ucciderla subito perché assorbe l’amore che Harry prova per lei. Quel sentimento, per una creatura incapace di comprendere l’emozione umana, diventa un ostacolo fatale.
Il confronto finale porta Ruth su una spiaggia, dove l’alieno le mostra un’astronave nascosta e le offre di seguirlo su un altro pianeta per sfuggire all’imminente invasione e distruzione della Terra. L’offerta svela la scala della minaccia: l’invasione non è un caso isolato.
Ruth reagisce pugnalandolo al petto e attirandolo in acqua. Il sangue richiama uno squalo, permettendole di tentare la fuga. Ma l’alieno uccide anche lo squalo, dimostrando una forza sovrumana, e riprende la caccia.
La creatura cattura Ruth, la rende incosciente e la racchiude in un bozzolo, assorbendo la sua personalità e il suo aspetto. L’imitazione è quasi perfetta, ma non regge sul piano emotivo: l’alieno non riesce a gestire l’ansia e le fragilità di Ruth, che ora gli appartengono.
La vera Ruth riesce a liberarsi dal bozzolo e colpisce l’alieno alla testa con una pietra, apparentemente uccidendolo. Tuttavia, l’ultima immagine mostra la testa della creatura che inizia a riformarsi, confermando la sua immortalità.
Ruth raggiunge il parcheggio e sale in auto. Mentre guida via, l’alieno le parla attraverso l’autoradio. Nel cielo cadono altri oggetti rossi, segno di un’invasione su scala globale. Ruth ha un crollo emotivo quando capisce che l’umanità è condannata. Il film si chiude così, senza salvezza e senza consolazione.
L’atmosfera opprimente non è stata costruita in studio. Le riprese si sono svolte in Oregon, sfruttando paesaggi naturali autentici. Tra le location principali il Silver Falls State Park, con le sue foreste fitte e i sentieri immersi nel verde.
La troupe ha girato anche a Nehalem, Silverton, Cornelius, Cloverdale, Estacada, Sublimity, Eagle Creek e Sandy.
Questi luoghi hanno permesso di amplificare il senso di isolamento e vulnerabilità. Le scogliere, le foreste e le spiagge hanno reso credibile la fuga disperata di Ruth e trasformato la natura in uno spazio minaccioso, quasi complice dell’invasione.
"Non siamo soli" usa una storia intima per raccontare qualcosa di più grande: la paura di perdere chi amiamo, la difficoltà di comprendere le emozioni e l’idea che, forse, l’umanità non sia mai pronta a confrontarsi con ciò che viene da altrove.
E nel suo ultimo sguardo al cielo lascia una certezza inquietante: non siamo mai così soli come quando capiamo di non esserlo affatto.