“Un giorno di ordinaria follia” è il titolo italiano di “Falling Down”, il film statunitense del 1993 diretto da Joel Schumacher, in cui si incontrano il genere thriller, il drammatico e il noir. La storia segue William “D-Fens” Foster, un ex impiegato dell’industria bellica interpretato da Michael Douglas, che in una giornata di caldo soffocante abbandona l’auto in un ingorgo e attraversa Los Angeles lasciandosi andare a una spirale di violenza, convinto di voler solo “tornare a casa” dalla figlia per il compleanno.
Al suo opposto c’è il sergente Martin Prendergast, poliziotto prossimo alla pensione con il volto di Robert Duvall, che ricostruisce tappa dopo tappa il percorso distruttivo di Foster. Nel cast ci sono anche Barbara Hershey, che interpreta l’ex moglie Beth, e Rachel Ticotin nei panni dell’agente Torres, che affianca Prendergast nell’indagine. Il film è diventato nel tempo un cult per il suo ritratto di alienazione metropolitana, frustrazione della classe media e degrado urbano nella Los Angeles dei primi anni Novanta.
Ecco il trailer del film:
“Un giorno di ordinaria follia” è interamente ambientato a Los Angeles, che non fa solo da sfondo ma diventa un vero e proprio attore con cui interagire. Il percorso di Foster attraversa quartieri molto diversi tra loro, dal traffico congestionato delle freeway alle zone periferiche degradate, dai sobborghi residenziali alle aree costiere.
La vicenda comincia in un ingorgo su un’autostrada della città, in un clima di caldo opprimente che amplifica la sensazione di soffocamento e rabbia. Nel suo cammino, Foster passa per un minimarket coreano di quartiere, un fast food e una zona controllata da gang, restituendo un mosaico di tensioni sociali e contraddizioni economiche.
Los Angeles, proprio in quegli anni, del resto, era sconvolta da una serie di rivolte successive all'assoluzione di quattro agenti del Dipartimento di Polizia di Los Angeles (LAPD) per l'uso eccessivo della forza nell'arresto e nel pestaggio di Rodney King. Proprio la police brutality nei confronti delle persone nere era una delle accuse maggiormente mosse alla polizia di Los Angeles in quegli anni.
Il punto d’arrivo della narrazione è il molo sul mare dove si nascondono l’ex moglie e la figlia, a simboleggiare una possibile via di fuga che però si trasforma nello scenario dello scontro finale.
La corrispondenza tra ambientazione e riprese è molto stretta: “Un giorno di ordinaria follia” è ambientato a Los Angeles ed è stato effettivamente girato quasi interamente nella Grande Los Angeles e dintorni. Molte scene chiave sono state realizzate in location reali: il parco con il senzatetto è MacArthur Park, mentre uno dei momenti più celebri, lo sfogo nel fast food “Whammy Burger”, è stato girato all’Angelo’s Burgers di Lynwood.
Il confronto con i membri di una gang e altri passaggi del viaggio di Foster sono stati filmati in zone come Lincoln Heights, City of Industry e lungo arterie urbane come l’incrocio tra Sunset Boulevard e Crescent Heights Boulevard, sulla celebre Sunset Strip, dove si trova la cabina telefonica che viene distrutta.
Il molo del finale è il Venice Pier, sulla Venice Beach, affiancato anche da riprese al Manhattan Beach Pier, perfettamente coerenti con l’ambientazione costiera della storia.
Alcune sequenze interne sono state invece realizzate negli studi Warner Bros. di Burbank, ma senza rompere l’illusione di trovarsi sempre nella stessa città reale che il film usa come specchio delle nevrosi americane di inizio anni Novanta.
Il film andrà in onda in prima serata il 15 febbraio su Irisa.