Se il No è a caccia di un volto nuovo per la campagna referendaria sulla riforma della Giustizia, può trovarlo in Massimo D'Alema.
Ai suoi tempi, quando era presidente della Bicamerale che mirava a riformare la costituzione, era a favore della separazione delle carriere dei magistrati.
Ora, però, in un'intervista che ha dato al Corriere della Sera, bolla la riforma Nordio che vuole raggiungere lo stesso obiettivo come "inutile, sbagliata e pericolosa" e le personalità di sinistra che la sostengono non come "compagni che sbagliano" ma comunque come "compagni che hanno cambiato idea". Loro.
Intervistato da Francesco Verderami, Massimo D'Alema si è scagliato contro la riforma della Giustizia che il 22 e il 23 marzo prossimo sarà sottoposta al giudizio degli italiani attraverso il referendum.
L'ex premier si schiera per il No sebbene ai tempi della Bicamerale che guidava sostenesse una riforma molto simile.
Oggi, però, tiene a precisare che la sua era una proposta equilibrata, mentre la riforma di Nordio "altera gli equilibri costituzionali perché depotenzia e svilisce il Csm, frantumandolo e affidandone la sua composizione alla casualità del sorteggio".
Al che, Verderami gli ha chiesto se proprio il sorteggio non spezzi l'egemonia delle correnti. Ma lui:
ha fatto presente "baffino".
Fatto sta che, nel corso dell'intervista che D'Alema ha dato al CorSera, Verderami si è divertito a punzecchiarlo ricordandogli i politici e le personalità di sinistra come Augusto Barbera e Cesare Salvi che si apprestano a votare Sì al referendum.
Sono "compagni che sbagliano"? Gli ha chiesto il giornalista. E lui:
"Noi", chi?
ha subito chiarito il 76enne D'Alema.
D'Alema, nella sua intervista sulla riforma della Giustizia che ha dato al Corriere della Sera, ha anche sostenuto che la destra "rimane forcaiola". Tuttavia, ha fatto salvo Marina Berlusconi quando Verderami gli ha chiesto se anche per lui c'è da far scattare l'allarme-fascismo: