Tutti i sondaggi degli ultimi giorni danno il fronte del no al referendum sulla Giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo in forte recupero. Ormai gli schieramenti hanno quasi lo stesso peso.
Secondo Nando Pagnoncelli, se non si arriverà a un'affluenza di almeno il 46% degli aventi diritto, il No è addirittura in vantaggio.
Ma tant'è: lo stesso sondaggista ha misurato quante persone che di solito votano centrosinistra questa volta daranno un voto in discordanza con la propria parte politica.
Del resto, proprio loro potrebbero spostare gli equilibri e risultare decisivi ai fini del risultato finale.
Più volte si è ricordato che la separazione delle carriere dei magistrati sia stata un obiettivo anche del centrosinistra: dalla bicamerale D'Alema fino al congresso Pd del 2019 con la mozione di Maurizio Martina che espressamente la prevedeva, è stato un punto condiviso anche da tanti dirigenti che oggi fanno campagna elettorale per il No per il solo fatto che a promuovere la riforma sia un governo di destra.
Proprio per questo, c'è una parte di elettorato del centrosinistra che rimane convinto della bontà di riformare la magistratura.
Questa mattina, l'ha rilevata sul Corriere della Sera Nando Pagnoncelli:
Come dire: il Pd di Elly Schlein è diventato più grillino dei grillini.
In ogni caso: lo stesso Pagnoncelli, poi, ha sottolineato "come tra elettori Pd e delle altre liste, il Sì tenda più o meno sensibilmente a crescere con il crescere della partecipazione".
Il tutto mentre l'elettorato di centrodestra tenda a essere granitico: solo in una forbice che va dal 2 al 5% di elettori di quest'area dice che andrà a votare per il No, in contrasto con le indicazioni di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati.
Questo scenario è stato commentato, tra gli altri, da un vecchio dirigente del Pci-Pds-Ds-Pd come Gianni Cuperlo. E le sue parole sono quantomai significative dello stato di salute del maggior partito della sinistra italiana.
Secondo lui, la rimonta del no è dovuta a due fattori:
Peccato che il primo elemento sottolineato da Cuperlo non sia contemplato nella riforma e che il secondo esuli del tutto dal merito del referendum. Forse non il miglior viatico per recuperare quel pezzo di elettorato del centrosinistra pronto a votare Sì.