14 Feb, 2026 - 18:30

Quanti elettori del centrosinistra voteranno Sì al referendum per la Giustizia? Il sondaggio

Quanti elettori del centrosinistra voteranno Sì al referendum per la Giustizia? Il sondaggio

Tutti i sondaggi degli ultimi giorni danno il fronte del no al referendum sulla Giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo in forte recupero. Ormai gli schieramenti hanno quasi lo stesso peso.

Secondo Nando Pagnoncelli, se non si arriverà a un'affluenza di almeno il 46% degli aventi diritto, il No è addirittura in vantaggio.

Ma tant'è: lo stesso sondaggista ha misurato quante persone che di solito votano centrosinistra questa volta daranno un voto in discordanza con la propria parte politica.

Del resto, proprio loro potrebbero spostare gli equilibri e risultare decisivi ai fini del risultato finale.

Quanti elettori di centrosinistra voteranno a favore della riforma Nordio

Più volte si è ricordato che la separazione delle carriere dei magistrati sia stata un obiettivo anche del centrosinistra: dalla bicamerale D'Alema fino al congresso Pd del 2019 con la mozione di Maurizio Martina che espressamente la prevedeva, è stato un punto condiviso anche da tanti dirigenti che oggi fanno campagna elettorale per il No per il solo fatto che a promuovere la riforma sia un governo di destra.

Proprio per questo, c'è una parte di elettorato del centrosinistra che rimane convinto della bontà di riformare la magistratura.

Questa mattina, l'ha rilevata sul Corriere della Sera Nando Pagnoncelli:

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In tutti i sondaggi vediamo come gli elettori dei partiti che sono all'opposizione del Governo Meloni non siano compatti: con qualche variazione a seconda degli scenari, verso il Sì è orientato dal 10% al 14% dell'elettorato Pd; stabilmente il 24% degli elettori del Movimento Cinque Stelle. Infine, dal 27% al 33% degli elettori delle altre liste

Come dire: il Pd di Elly Schlein è diventato più grillino dei grillini.

In ogni caso: lo stesso Pagnoncelli, poi, ha sottolineato "come tra elettori Pd e delle altre liste, il Sì tenda più o meno sensibilmente a crescere con il crescere della partecipazione".

Il tutto mentre l'elettorato di centrodestra tenda a essere granitico: solo in una forbice che va dal 2 al 5% di elettori di quest'area dice che andrà a votare per il No, in contrasto con le indicazioni di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. 

Il commento di Gianni Cuperlo

Questo scenario è stato commentato, tra gli altri, da un vecchio dirigente del Pci-Pds-Ds-Pd come Gianni Cuperlo. E le sue parole sono quantomai significative dello stato di salute del maggior partito della sinistra italiana.

Secondo lui, la rimonta del no è dovuta a due fattori:

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Posso sbagliare, ma la mia impressione è che pesano due elementi (non uno solamente). Da un lato c’è una forza persuasiva degli argomenti di merito che illustrano in modo razionale perché nei fatti la separazione delle carriere esiste già, e dunque dietro la riforma si coltiva un disegno di altra natura che ragionevolmente tenderà a coincidere con una maggiore subalternità dei pubblici ministeri alle indicazioni del governo (...) L’altro elemento vive nella ricaduta politica di quella scadenza, nel senso che l’eventuale successo del NO segnerebbe molto più che una battuta d’arresto per un governo che ha visto azzoppare l’autonomia differenziata dalla Consulta mentre il premierato caro al partito di maggioranza relativa è instradato su un binario morto

Peccato che il primo elemento sottolineato da Cuperlo non sia contemplato nella riforma e che il secondo esuli del tutto dal merito del referendum. Forse non il miglior viatico per recuperare quel pezzo di elettorato del centrosinistra pronto a votare Sì.

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