Il Partito Democratico finisce di nuovo al centro di una bufera mediatica per un video promozionale sul referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026, che sfrutta le immagini degli atleti della Nazionale italiana di curling, freschi di bronzo alle Olimpiadi di Milano-Cortina.
Il post, rimosso dopo le proteste, paragonava l'impatto di una stone da curling all'effetto del "No" alla riforma Nordio, scatenando reazioni del Coni e da parte della maggioranza.
Il video-meme, diffuso sui social del Pd ieri, 11 febbraio, mostrava un colpo vincente di Amos Mosaner e Stefania Constantini, medaglia di bronzo alle Olimpiadi invernali in corso a Milano-Cortina e oro a Pechino 2022.
Le immagini erano accompagnate dal messaggio
L'iniziativa mirava a spingere la campagna contro la riforma della giustizia targata Nordio, usando un linguaggio ironico e virale.
Sta di fatto che la polemica è esplosa immediatamente: gli atleti non erano stati informati né avevano autorizzato l'uso delle loro immagini. Mosaner ha postato su Instagram una diffida netta, chiedendo la rimozione per evitare collegamenti tra sport e politica e ribadendo il suo impegno "esclusivamente sportivo nel rispetto dei valori olimpici". Constantini ha condiviso la stessa posizione.
Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, si è detto "sbalordito" e "sgomento" per l'uso di immagini olimpiche in chiave politica.
Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha bollato l'episodio come "vergognoso e irrispettoso", e ha accusato il Pd di politicizzare lo sport e di offendere i campioni coinvolti a loro insaputa.
Per questo, il Pd, nella notte, ha rimosso il post spiegando in una nota che si trattava di un meme su un evento di grande seguito, senza alcuna intenzione di strumentalizzare gli atleti, di cui bisogan andare solo fieri. Il partito di Schlein ha espresso rammarico per i fraintendimenti e ha chiuso la questione.
Tuttavia, appena pochi giorni prima, a inizio febbraio 2026, il Pd aveva usato CasaPound per un altro spot contro il referendum. Il movimento neofascista aveva annunciato il sostegno al "Sì" con lo slogan "Chi ama l'Italia vota sì" e "Falli piangere, vota sì", scendendo in campo per la riforma della giustizia.
Il Pd aveva replicato con un video che mostrava militanti di CasaPound mentre facevano il saluto romano urlando "Presente!", associandolo al voto favorevole:
Lo spot, accompagnato da Elly Schlein che commentava "chi vota sì non è ben accompagnato", ha provocato polemiche interne al centrosinistra e accuse di assimilare al fascismo chiunque sostenga la riforma.
Schlein, da parte sua, ha difeso l'iniziativa come semplice ripresa di una notizia oggettiva, ma critici come Alessandro Sallusti del Comitato Sì Riforma hanno evidenziato contraddizioni storiche, notando che CasaPound votò "No" nel 2016, proprio come Schlein: allora era fascista anche lei?
In realtà, questi non sono che episodi che alimentano il dibattito sulla correttezza delle campagne referendarie.