È scontro tra il presidente della Regione Emilia Romagna, Michele de Pascale, e il Governo. Il Consiglio dei ministri ha infatti deciso di impugnare la legge con cui, lo scorso 19 dicembre, il Consiglio regionale ha approvato la nuova disciplina per gli immobili destinati ai cosiddetti affitti brevi.
Secondo l’esecutivo, la norma contrasterebbe con la legislazione statale “in materia di tutela della concorrenza, libertà di impresa e proprietà privata” e violerebbe inoltre “il principio di sussidiarietà”. L’impugnazione della legge ha subito provocato la reazione del presidente della Regione, che ha parlato senza mezzi termini di “scarsa cultura istituzionale e costituzionale” del governo Meloni.
Con la legge n. 10 del 19 dicembre 2025, la Regione Emilia Romagna ha introdotto una destinazione d’uso specifica per le locazioni brevi (B3), conferendo ai Comuni la possibilità di intervenire con strumenti urbanistici, edilizi e di vigilanza per limitare la presenza di alloggi nelle zone più sensibili.
Tra le norme approvate figurano, ad esempio: il divieto di trasformazioni edilizie o frazionamenti non autorizzati; l’introduzione di standard più rigorosi e requisiti stringenti; l’uso della leva fiscale da parte dei Comuni per modulare i contributi di costruzione legati al cambio di destinazione d’uso, aumentandoli o riducendoli in base alle esigenze del mercato.
Inoltre, la legge prevede strumenti per favorire il recupero di case impegnate in affitti brevi a favore dei residenti, garantendo la possibilità di riportare in qualsiasi momento un immobile dalla destinazione “locazione breve” all’uso abitativo, senza oneri aggiuntivi.
La legge approvata dalla Regione Emilia Romagna interviene quindi per rafforzare la capacità dei Comuni di controllare la proliferazione dei cosiddetti affitti brevi, ossia le locazioni per periodi generalmente inferiori ai trenta giorni, di solito a uso turistico.
L’esplosione di questo fenomeno sta infatti generando una crescente pressione sulle città, con effetti di overtourism, impatti ambientali e sociali, e aggravando le difficoltà abitative per la popolazione residente, che si trova a confrontarsi con un mercato saturo, in cui i prezzi aumentano, con fenomeni di gentrificazione e trasformazioni dei quartieri che incidono sulla vivibilità.
La decisione del Consiglio dei ministri di impugnare la legge sugli affitti brevi della Regione Emilia Romagna ha immediatamente acceso lo scontro politico.
“La Corte Costituzionale ha già ben argomentato la piena titolarità delle Regioni a legiferare sugli affitti brevi, come nel caso della Toscana”, ha protestato il presidente della Regione, Michele De Pascale, “ma il Governo continua a usare l’impugnativa come strumento politico, e non come prerogativa costituzionale”.
“Se invece di boicottare le iniziative regionali mettessero in campo qualcosa di concreto sul diritto alla casa o sugli incentivi alla riqualificazione alberghiera, forse sarebbe meglio”, ha poi concluso il presidente, criticando l’inerzia dell’esecutivo.
L’attacco di Pascale non è comunque caduto nel vuoto. A rispondergli è stato Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera. “Sorprende che un presidente di Regione imputi al presidente del Consiglio una scarsa cultura istituzionale per aver esercitato prerogative ordinarie finalizzate a garantire un quadro giuridico certo e nitido del nostro sistema legislativo”, ha scritto Bignami.
“Pascale eccede nei giudizi, coinvolgendo oltretutto chi, come il presidente del Consiglio, ha sempre ispirato i rapporti istituzionali al rispetto reciproco, cosa che credo abbia potuto riscontrare direttamente in questo suo primo anno di governo regionale”.
L’Emilia Romagna non è la prima regione che interviene con una legislazione propria nel campo degli affitti brevi. È il caso della regione Toscana, che nel dicembre 2024 ha approvato con il Testo unico del turismo per riorganizzare la materia, introducendo norme specifiche per disciplinare il fenomeno.
Anche in questo caso il Governo aveva presentato un ricorso, poi respinto dalla Corte costituzionale, che ha dichiarato infondate le questioni di legittimità sollevate da Palazzo Chigi e confermato la possibilità per i Comuni di stabilire limiti e regolamenti nelle aree a maggiore pressione turistica, così da prevenire l’overtourism e tutelare la disponibilità di alloggi a lungo termine per i residenti.