12 Feb, 2026 - 12:00

Garlasco, cosa è emerso dall'analisi delle impronte? Parla il chimico Ghizzoni, consulente di Stasi

Garlasco, cosa è emerso dall'analisi delle impronte? Parla il chimico Ghizzoni, consulente di Stasi

Si torna a parlare delle impronte repertate nell'abitazione in cui il 13 agosto 2007 fu uccisa Chiara Poggi, in via Pascoli a Garlasco. Impronte che il chimico forense Oscar Ghizzoni, intervistato da Tag24, ha rianalizzato per la difesa di Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per il delitto. Ecco cosa è emerso. 

La famosa impronta 33 e i test sulla ninidrina 

Al centro delle verifiche, c'è in particolare l'impronta "33", rilevata sul muro delle scale dove fu trovato il corpo della vittima, ritenuta compatibile dalla Procura di Pavia, che ha riaperto il caso, con il palmo destro di Andrea Sempio, attuale indagato.

"Abbiamo innanzitutto svolto dei test per capire come reagisce la ninidrina - il colorante che viene utilizzato per l'esaltazione di impronte su superfici porose tipo intonaco o carta - a contatto con gli amminoacidi presenti in diversi materiali biologici: sudore, sudore più sangue, sangue", spiega Ghizzoni.

"Da questo test sono emerse delle differenze che ci hanno permesso di arrivare ai risultati che abbiamo riassunto in una relazione trasmessa alla Procura per una successiva valutazione", prosegue l'esperto, riferendosi alla composizione dell'impronta 33. 

Il dispenser del sapone: "Nessun lavaggio"

Tra gli elementi rianalizzati, ce ne sono anche altri, come le impronte rinvenute sul dispenser del sapone del bagno al pianoterra della villetta, di cui due attribuite - già all'epoca dei fatti - ad Alberto Stasi. 

Gli accertamenti si sono basati, in questo caso, sul materiale fotografico disponibile. "Nelle motivazioni della sentenza che lo ha condannato, si legge che Stasi avrebbe lavato accuratamente il dispenser", ricorda Ghizzoni.

Secondo la consulenza, invece, non ci sarebbe stato alcun lavaggio. "Possiamo escluderlo con assoluta certezza perché sul dispenser, stando a quanto si vede nelle foto prodotte dai carabinieri, sono presenti numerose impronte".

Circostanza, questa, "non compatibile con un lavaggio accurato, così come non sono compatibili le colature di sapone visibili ai lati. Dopo una pulizia approfondita, questi elementi non sarebbero rimasti", spiega.

Le altre impronte e la nuova valutazione

C'è poi la famosa "impronta di scarpa a pallini", in passato attribuita a Stasi sulla base della presunta riconducibilità al numero 42. "Abbiamo effettuato due tipi di accertamenti: uno di tipo fotografico, sul materiale d'archivio, l'altro su scarpe della stessa tipologia e di numeri limitrofi".

"Non posso anticipare troppo perché è ancora in corso una verifica, però abbiamo riscontrato una significativa variabilità. In sostanza, l'attribuzione al famoso numero 42 corrispondente a Stasi andrebbe rimessa in discussione", chiarisce Ghizzoni. 

Che conclude: "Alcune impronte in passato furono scartate o accantonate. Il fatto che la Procura stia rivalutando/ riconsiderando tutto è un dato estremamente positivo ed importante per la ricostruzione dei fatti. Aspettiamo che si arrivi alla conclusione delle indagini, poi potremo commentare ulteriormente". 

L'intervista completa al chimico forense Oscar Ghizzoni, consulente della difesa di Stasi. 

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