Il rischio, Sabino Cassese, ex ministro della Funzione Pubblica nonché ex giudice della Corte Costituzionale e autorità indiscussa in materia di diritto, è quello di giocare una partita per un'altra.
Il tema, naturalmente, è quello del prossimo referendum sulla riforma della Giustizia.
Sarebbe un autogol - ha avvertito Cassese in un'intervista concessa al Giornale - se gli italiani votassero Sì o No avendo in mente una valutazione complessiva del governo Meloni.
A questo penseranno le elezioni politiche che ci saranno nel 2027.
Il 22 e il 23 marzo non si andrà a votare per Meloni Sì o Meloni No, ma per una riforma della magistratura attesa da anni e più volte proposta anche da sinistra, non a caso il mondo politico cui Cassese, negli anni, si è sentito più vicino.
Tra i fautori del No, uno degli slogan che si ripete più spesso è quello di dover difendere la costituzione e con essa la democrazia. Ma costituzione e democrazia si difendono davvero predisponendosi a dare un giudizio politico a un referendum che, per definizione, si concentra su un sì o un no a un singolo provvedimento?
Questa è stata la constatazione di Sabino Cassese, uno dei più autorevoli giuristi del nostro Paese.
A Francesco Boezi ha dichiarato:
Un vero e proprio paradosso, visto che chi fa campagna per il No grida all'attacco della democrazia e al ritorno del fascismo.
A questo punto, Cassese ha ricordato il precedente del 2016:
Sta di fatto che questa volta Giorgia Meloni, pur sostenendo il sì, non ha legato il destino del suo governo all'esito referendario.
Ma la separazione delle carriere, ciò che propone la riforma che sarà giudicata dagli italiani, è un obiettivo che è stato condiviso anche a sinistra. E Sabino Cassese, durante il suo intervento ad Atreju, - gli ha ricordato Boezi del Giornale - utilizzò una metafora, quella del chirurgo e dell'anestesista, che è diventata virale:
A questo punto, Cassese si è chiesto come sia possibile "reclutare con le stesse procedure, sottoponendo agli stessi esami, giudicando le stesse attitudini, persone che svolgono mestieri tanto diversi?":
Trasportando la metafora di Cassese nel mondo del calcio è come se si volessero prima allenare e poi vedere allo stesso modo durante le partite i portieri e i giocatori di movimento: giocano lo stesso gioco, ma in ruoli completamente differenti. I primi per non subire gol, i secondi per farli.