Il caso della Banda della Uno Bianca è uno dei più gravi episodi di cronaca nera italiana degli anni ’80 e ’90. Per anni un gruppo di criminali seminò il terrore tra Emilia-Romagna e Marche, compiendo rapine e omicidi con modalità simili e utilizzando sempre un’auto Fiat Uno bianca. Ancora oggi molte persone cercano di capire chi fossero i responsabili e come sia stato possibile che abbiano agito indisturbati per così tanto tempo.
Tra il 1987 e il 1994 la Banda della Uno Bianca compì numerose rapine a supermercati, caselli autostradali e stazioni di servizio. Durante queste azioni, il gruppo non esitava a usare la violenza, causando la morte di diverse persone. Le modalità dei colpi erano sempre simili e questo portò gli investigatori a collegare tra loro i vari episodi, capendo che si trattava di un’unica organizzazione criminale.
Le indagini portarono a scoprire che i principali responsabili erano i fratelli Roberto e Fabio Savi, affiancati da altri complici. L’aspetto più sconvolgente fu che alcuni di loro facevano parte delle forze dell’ordine, elemento che rese ancora più difficile individuarli. Questo dettaglio spiegò in parte come fossero riusciti a eludere i controlli per così tanto tempo.
Dopo anni di indagini complesse, nel 1994 gli investigatori riuscirono finalmente ad arrestare i membri della banda. Le prove raccolte permisero di ricostruire l’intera attività criminale e di collegare i vari episodi avvenuti nel tempo.
La vicenda della Banda della Uno Bianca colpì profondamente l’opinione pubblica per la brutalità degli atti e per il coinvolgimento di uomini appartenenti alle forze dell’ordine. Questo elemento generò grande sfiducia e sconcerto nella popolazione.
Capire cosa è successo davvero nel caso della Banda della Uno Bianca significa ripercorrere una delle pagine più buie della cronaca italiana. Le indagini e il processo hanno permesso di fare luce su una vicenda che per anni aveva terrorizzato intere comunità.
A cura di Giulia Beshay