11 Feb, 2026 - 10:48

Olimpiadi 2026: cos’è la sciolina al fluoro, il nuovo “doping” dello sci che sta cambiando lo sport

Olimpiadi 2026: cos’è la sciolina al fluoro, il nuovo “doping” dello sci che sta cambiando lo sport

Alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 non si controllerà soltanto il fisico degli atleti, ma anche l’attrezzatura. Negli ultimi mesi una parola ha iniziato a circolare nei laboratori, nei team tecnici e nei corridoi delle federazioni: fluoro. Una sostanza apparentemente innocua, presente in una semplice sciolina, che oggi è diventata il simbolo di una delle più grandi rivoluzioni dello sport invernale moderno.

Dietro a quello che sembra solo un dettaglio tecnico si nasconde una trasformazione profonda del modo di intendere la competizione.

Cos’è davvero la sciolina al fluoro

La sciolina è da sempre uno degli strumenti più importanti nello sci. È la sostanza che viene applicata sotto gli sci per farli scorrere meglio sulla neve, adattandoli alle condizioni climatiche, all’umidità e alla temperatura. Per decenni, però, una categoria di scioline ha dominato silenziosamente il circuito: quelle al fluoro.

Questi prodotti contengono composti chimici capaci di rendere la soletta dello sci estremamente idrorepellente. In pratica, quando lo sci scivola sulla neve bagnata o trasformata, lo strato d’acqua che si forma non rallenta l’attrezzo, ma viene respinto.

Il risultato è uno sci che “galleggia” sulla neve, con un’aderenza minore e una velocità superiore. Nelle gare di fondo o nelle discese di Coppa del Mondo, questo può significare metri di vantaggio già dopo pochi secondi.

Per anni questo vantaggio è stato accettato come parte del gioco, riservato a chi poteva permettersi i prodotti più costosi e i tecnici più esperti.

Perché il fluoro è stato vietato

Il punto di svolta è arrivato quando è diventato chiaro che la sciolina al fluoro non offriva solo un piccolo beneficio, ma un vero e proprio salto di prestazione.

Studi e test hanno dimostrato che, soprattutto su neve umida, gli sci trattati con fluoro possono risultare sensibilmente più veloci rispetto a quelli preparati con prodotti tradizionali. In uno sport dove le gare si decidono per centesimi di secondo, questo significa falsare la competizione.

Ma non è stato solo un problema di equità sportiva. I composti fluorurati sono oggi classificati tra le sostanze più dannose per l’ambiente e per la salute umana.

I tecnici che sciolinano gli sci respirano questi vapori per anni, spesso in spazi chiusi, e numerosi studi hanno collegato i PFAS a malattie gravi. Il fluoro, una volta disperso nell’ambiente, non si degrada: resta per sempre.

Per questo la Federazione Internazionale Sci ha deciso di bandirlo definitivamente a partire dalla stagione 2023/24, aprendo una nuova era per tutto lo sport invernale.

Il nuovo doping non è nel corpo, ma negli sci

La vera rivoluzione è che, per la prima volta, il concetto di doping non riguarda più l’atleta, ma il suo equipaggiamento. Nessuna sostanza entra nel sangue o nei muscoli, eppure il vantaggio ottenuto può essere enorme. Gli sci vengono ora analizzati con strumenti sofisticati, capaci di individuare anche tracce microscopiche di fluoro sulla soletta.

Se lo scanner rileva una contaminazione, la sanzione è immediata: l’atleta viene escluso, anche se non ha assunto nulla e anche se non era consapevole di cosa fosse stato applicato sugli sci. La responsabilità ricade sull’intero team, trasformando i tecnici in figure decisive quanto gli allenatori.

È una nuova frontiera del controllo sportivo, più simile all’ingegneria della Formula 1 che al tradizionale antidoping.

Milano-Cortina 2026, le Olimpiadi più controllate di sempre

Le Olimpiadi Invernali del 2026 saranno le prime completamente disputate sotto il regime “fluoro zero”. Questo significa che ogni sci, prima di entrare in pista o in una gara di fondo, potrà essere sottoposto a controlli chimici. Non basterà più allenarsi meglio o essere più forti: servirà anche un laboratorio perfettamente in regola.

In un contesto come quello italiano, con condizioni di neve spesso umida e variabile, la tentazione di cercare scorciatoie sarà altissima. Ma le regole sono ormai chiare: chi verrà trovato con sci contaminati come le due fondiste sudcoreane, Han Dasom e Lee Eui-jin sarà fuori, senza appello.

Perché viene chiamato il “doping invisibile”

Il fluoro è stato per anni il trucco perfetto: non lasciava tracce nel corpo, non si vedeva a occhio nudo e poteva fare la differenza tra un podio e l’anonimato. Per questo nel mondo dello sci molti lo chiamavano già “doping”, anche quando era legale.

Oggi non lo è più, ma la sua eredità pesa ancora. La battaglia per uno sport più pulito passa ormai anche da una sciolina, da una spugna e da una soletta.

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