10 Feb, 2026 - 16:42

Domenico Antonio Pino scomparso dall’istituto di Serra d’Aiello: un caso ancora senza risposte

Domenico Antonio Pino scomparso dall’istituto di Serra d’Aiello: un caso ancora senza risposte

È una vicenda che continua a sollevare interrogativi profondi quella di Domenico Antonio Pino, 29 anni, scomparso il 2 giugno 2001 dall’Istituto Giovanni XXIII di Serra d’Aiello, in provincia di Cosenza.

Un caso che, a distanza di anni, resta avvolto da dubbi, criticità nella gestione della struttura e interrogativi mai del tutto chiariti.

Domenico si trovava ricoverato nella struttura da oltre dodici anni, a causa di gravissimi problemi psicologici che ne limitavano fortemente l’autonomia personale.

La sua sparizione non rappresenta soltanto la scomparsa di un paziente fragile, ma si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la gestione stessa dell’istituto e una serie di episodi analoghi avvenuti nel tempo.

La scomparsa del 2 giugno 2001 e il ritardo nell’allarme

Secondo quanto ricostruito all’epoca, Domenico si sarebbe allontanato dalla struttura nelle prime ore del mattino, intorno alle 6.

Nessuno, tuttavia, avrebbe visto il giovane lasciare il reparto, attraversare l’edificio, raggiungere l’uscita e allontanarsi dall’istituto.

Un elemento che fin da subito ha sollevato forti perplessità, considerando le condizioni psicologiche del ragazzo, descritto come privo di iniziativa autonoma e incapace di muoversi da solo senza essere guidato o sollecitato.

A rendere la vicenda ancora più delicata è stato il ritardo nella segnalazione della scomparsa.

Le forze dell’ordine, infatti, sarebbero state avvisate soltanto nel primo pomeriggio, intorno alle 13:30, oltre sette ore dopo il presunto allontanamento.

Il personale avrebbe giustificato il ritardo sostenendo di aver pensato inizialmente che il giovane si fosse nascosto all’interno della struttura.

Le condizioni dell’istituto e il contesto assistenziale

La storia di Domenico si intreccia con quella dell’Istituto Giovanni XXIII, struttura nata come centro di riabilitazione e progressivamente trasformata in un grande cronicario per pazienti con gravi disabilità fisiche e psichiche.

Nel corso degli anni, la struttura ha ospitato centinaia di pazienti, diventando anche un importante polo occupazionale per il territorio.

Negli anni Novanta si parlava di circa 1.600 dipendenti per 800 ricoverati, numeri che nel tempo sono stati ridimensionati.

All’inizio degli anni Duemila, l’istituto attraversava già una fase di forte difficoltà economica, con stipendi arretrati e piani di riorganizzazione del personale.

Una situazione che, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe contribuito a creare un contesto complesso anche sul piano gestionale.

Gli altri pazienti scomparsi e l’ombra di un fenomeno più ampio

La scomparsa di Domenico non rappresenta un caso isolato. Negli anni successivi sono emersi diversi episodi analoghi legati alla stessa struttura.

Tra i nomi citati nelle inchieste e negli approfondimenti giornalistici figurano pazienti come Bruno Zucco, Pasquale Minore, Pietro Bassano, Pietro Tiano e Salvatore Di Tommasi, tutti ricoverati nella stessa struttura e scomparsi in circostanze mai chiarite completamente.

Secondo alcune ricostruzioni investigative, il numero complessivo dei pazienti spariti nel corso degli anni potrebbe essere superiore a quello ufficialmente accertato.

Le ipotesi investigative e la denuncia della famiglia

Fin dalle prime fasi delle indagini è emersa una questione centrale: la reale possibilità che Domenico potesse allontanarsi da solo.

Le sue condizioni cliniche, infatti, rendevano estremamente difficile immaginare una fuga organizzata in autonomia. Questo elemento ha portato a valutare anche ipotesi alternative, tra cui quella di un possibile coinvolgimento di terzi.

La famiglia del giovane presentò denuncia per abbandono di persona incapace, chiedendo che venissero accertate eventuali responsabilità nella gestione della sorveglianza e nella comunicazione tardiva della scomparsa.

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