Con il suo solito sarcasmo, anche Marco Travaglio si è occupato del caso Andrea Pucci a Sanremo.
Il direttore del Fatto ha colto l'occasione, nel suo editoriale in prima pagina, per prendersela con tutti: con Pucci stesso, che, secondo lui, si è autocensurato, ma soprattutto con la politica che mette il becco laddove non dovrebbe: nei palinsesti e nelle trasmissioni televisive del servizio pubblico.
Nel mirino di Travaglio, quindi, sono finiti soprattutto il Pd, che ha sollevato il caso del "fascista a Sanremo", e le forze di maggioranza che, premier in primis, sono scese in campo direttamente a difesa dell' "unico comico di destra", come si definisce Pucci.
E comunque: ora, un nome per sostituirlo, Travaglio ce l'ha.
Ancora non si è aperto il sipario dell'Ariston, ma quest'anno le polemiche attorno al Festival di Sanremo già occupano lo scenario politico.
Travaglio, oggi, ha detto la sua partendo da un principio sacrosanto: la politica non dovrebbe occuparsi di tv:
A Travaglio, quindi, non è piaciuto né l'atteggiamento del Pd che ha sollevato il caso Pucci gridando al "fascista a Sanremo" né la difesa del comico da parte della maggioranza.
In realtà, Travaglio fa capire che ce l'ha anche con Pucci. Nel senso, non lo ritiene un comico all'altezza dell'Ariston. Tant'è che è stato lui a "darsela a gambe".
Tuttavia, è sui politici protagonisti del caso che più si è soffermato:
E comunque: ora che la frittata è fatta, Marco Travaglio, un nome al volo da suggerire a Carlo Conti per la serata di giovedì della settimana del Festival, ce l'ha: è quello del direttore di Rai Sport finito nell'occhio del ciclone per la sua telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina: