Sono passati oltre quarant’anni, ma la scomparsa di Stefania Puglisi continua a rappresentare una delle vicende più dolorose e controverse della cronaca siciliana.
La bambina aveva appena 10 anni quando, la sera del 6 dicembre 1981, sparì nel nulla dal quartiere San Giovanni Galermo, a Catania.
Quella doveva essere una serata normale, scandita dai preparativi per il Natale. Stefania si trovava a casa della nonna e stava aiutando a sistemare gli addobbi dell’albero.
Poco dopo le 19 uscì per recuperare una scatola di cartone che pensava di trovare tra casa e la discarica vicina al complesso popolare.
Secondo quanto ricostruito all’epoca, Stefania percorse un tragitto molto breve. Con sé stringeva il suo giocattolo preferito: un piccolo Pinocchio di legno.
Sotto il portone incontrò un’amichetta, Enza, con cui parlò per pochi minuti. Fu l’ultima persona a vederla.
La bambina, secondo il racconto della testimone, sarebbe stata avvicinata da tre uomini a bordo di una Fiat 500 con un fanale rotto.
Uno di loro, vestito con una giacca militare, l’avrebbe afferrata costringendola a salire in auto.
A terra rimase solo il Pinocchio, poi recuperato dall’amica.
Fin dalle prime ore, i genitori indicarono agli investigatori un possibile responsabile: un parente acquisito con cui esistevano forti contrasti familiari.
Secondo il loro racconto, poche ore prima della scomparsa l’uomo si sarebbe presentato a casa con atteggiamento minaccioso, chiedendo dei bambini.
La descrizione combaciava con quella fornita dai testimoni: giacca militare e Fiat 500 con fanale danneggiato.
Un altro giovane testimone, che dichiarò di aver visto la scena, non venne mai ascoltato ufficialmente dagli inquirenti.
Le ricerche partirono solo diverse ore dopo la scomparsa. Durante le verifiche, i cani molecolari indicarono un’auto compatibile con quella descritta dai testimoni.
Un’altra pista portò verso un appartamento popolare apparentemente vuoto, ma che risultava già assegnato al sospettato. Non venne perquisito.
Pochi giorni dopo, uno dei possibili coinvolti lasciò la città trasferendosi all’estero.
Il caso, a distanza di decenni, resta senza verità giudiziaria.