09 Feb, 2026 - 18:52

Caso Pucci a Sanremo, scende in campo La Russa: "La Rai gli chieda di ripensarci"

Caso Pucci a Sanremo, scende in campo La Russa: "La Rai gli chieda di ripensarci"

La politica italiana sembra non poter più far a meno di Andrea Pucci. Oggi è stato il giorno in cui per il comico milanese si è scomodato persino la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa:

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“Invito ufficialmente la Rai a chiedergli di ritornare sui suoi passi”

ha detto a margine di un evento dedicato al ricordo di Pinuccio Tatarella, a Palazzo Lombardia.

Il riferimento, evidentemente, è alla decisione del comico di rinunciare a partecipare al Festival di Sanremo, dopo gli insulti e le minacce ricevute sui social seguiti all’annuncio di Carlo Conti di aver deciso affidargli la co-conduzione di una delle serate della kermesse.

La Russa scende in campo per Pucci: "La Rai gli chieda di ripensarci"

Ma cosa ha detto di preciso Ignazio La Russa sul caso che nelle ultime ore più di ogni altro sta appassionando la politica italiana?

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“Io conosco Pucci da 30 anni e chi può dire che Pucci faccia comicità politica? Pucci fa comicità sulla quotidianità di noi italiani e fa morire dal ridere senza offendere mai nessuno. E quindi invito la Rai a chiedergli di cambiare idea”

Il post di Tommaso Cerno: "Devono tappare la bocca anche a me"

Non solo i politici, anche i giornalisti stanno scendendo in campo a favore di Andrea Pucci. Oggi, ad esempio, è stata la volta del direttore del Giornale Tommaso Cerno che ha commentato le affermazioni dei parlamentari del Pd in Commissione di Vigilanza Rai, i quali chiedevano "un chiarimento immediato da parte della Rai" sulla notizia di un suo presunto debutto su Rai 2. 

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Se confermata, questa scelta rappresenterebbe l’ennesima prova dell’uso della Rai come strumento di propaganda politica

affermavano. E oggi il commento del direttore del Giornale, sul suo profilo X:

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Non gli basta zittire Andrea Pucci. Devono tappare la bocca anche a me.. forse perché come dicono loro sono di una lobby gay…povera Italia

Festival di Sanremo, dai fischi del pubblico a Crozza alle accuse politiche a Baglioni, tutti i casi più clamorosi

Il caso Pucci, che a sole 48 ore dall'annuncio della sua co-conduzione, ha rinunciato a Sanremo 2026, riapre il capitolo sempreverde delle polemiche politiche e degli addii clamorosi al festival.

Il comico, scelto per accompagnare per una serata sul Palco dell'Ariston Carlo Conti e Laura Pausini, ieri ha fatto un passo indietro a causa dei messaggi di odio e minacce ricevuti online. Ma non è la prima volta che si verificano ritiri ed esclusioni alla vigilia della kermesse.

La storia del Festival è punteggiata da episodi simili. Solo l'anno scorso, Emis Killa, annunciato tra i big in gara, si ritirò dopo l'iscrizione del suo nome nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta "Doppia curva". 

Clamorosa fu anche l'esclusione di Morgan nel 2010: un'intervista in cui ammetteva l'uso di cocaina come antidepressivo portò la Rai a giudicare le sue frasi incompatibili con la "vetrina di Sanremo", innescando un enorme dibattito mediatico.

Ma è il palco stesso, spesso, a diventare arena. Nel 2009, la canzone "Luca era gay" di Povia spaccò l'opinione pubblica. Nonostante le feroci critiche del mondo Lgbt, con Arcigay in testa, il brano si classificò secondo dietro Marco Carta.

Nel 2012, fu un monologo di Adriano Celentano contro la stampa cattolica a scatenare un putiferio, con minacce di querele e un imbarazzato Gianni Morandi, conduttore, che tentò di mediare:

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Adriano non odia nessuno...

Sta di fatto che l'ostilità può arrivare non solo dall'esterno, ma direttamente dalla platea. Ne sa qualcosa Maurizio Crozza che, nel 2013, vide il suo intervento interrotto da urla e fischi del pubblico dell'Ariston. Il comico aveva appena iniziato la sua parodia di Silvio Berlusconi quando una parte della sala reagì con insulti e inviti ad andarsene. Fu necessario l'intervento del conduttore Fabio Fazio per stemperare gli animi e permettere la continuazione dello spettacolo, nel cui mirino finirono anche Bersani e Ingroia.

Tuttavia, il re delle polemiche resta forse Roberto Benigni. Nel 2011 entrò all'Ariston a cavallo, ironizzando sull'allora premier Berlusconi ("ai cavalieri non gli va tanto bene..."). Ma già nel 2002, il giornalista Giuliano Ferrara aveva creato il comitato "BoBe" (Boicotta Benigni), minacciando di lanciare "uova e ortaggi" contro il premio Oscar durante la sua esibizione a Sanremo.

Come dire: con La Russa per il caso Pucci non è la prima volta che politica entra a gamba tesa sul Festival. 

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