Il caso "Melania" continua a far discutere a quasi una settimana dall’uscita nelle sale, avvenuta il 30 gennaio. Il documentario ad alto budget prodotto da Amazon MGM Studios e dedicato alla First Lady Melania Trump è finito rapidamente al centro di una polemica che intreccia numeri, percezioni pubbliche e una clamorosa spaccatura tra critica e pubblico.
Rotten Tomatoes, chiamato in causa nelle ultime ore, ha smentito qualsiasi manipolazione dei punteggi, ma online i dubbi non si placano. E mentre continuano a piovere commenti perplessi degli utenti, ripercorriamo cosa sta succedendo davvero intorno a uno dei film più controversi di questo inizio d’anno.
A sollevare il caso è stata l’enorme discrepanza tra il punteggio della critica e quello del pubblico su Rotten Tomatoes. Melania registra infatti un 8% sul Tomatometer (basato sulle recensioni professionali) e un sorprendente 99% sul Popcornmeter, il punteggio assegnato dagli spettatori.

Di fronte alle accuse di una possibile manipolazione, Rotten Tomatoes ha chiarito la propria posizione con una dichiarazione ufficiale:
secondo il sito, non c’è stata alcuna interferenza da parte di bot e tutte le recensioni del pubblico visibili sono verificate, ovvero lasciate esclusivamente da utenti che hanno acquistato un biglietto per il film.
"Le recensioni visualizzate sul Popcornmeter sono recensioni verificate", ha spiegato un portavoce, sottolineando che l’accesso al voto è legato a un acquisto reale.
Nonostante la smentita, molti utenti restano scettici. Sui social, in particolare su X, sono comparsi numerosi commenti che mettono in discussione la natura "organica" delle recensioni positive.
Diversi utenti hanno notato come gran parte delle valutazioni a cinque stelle provenga da account appena creati, senza alcuna cronologia precedente di recensioni. Altri hanno evidenziato che molti biglietti risultano acquistati tramite Fandango, alimentando il sospetto di acquisti in blocco.
C’è anche chi sostiene che Melania venga presentato come "il film più recensito dal pubblico di Rotten Tomatoes di sempre", un dato che, vero o no, contribuisce ad accendere ulteriormente il dibattito.
So I went into Rotten Tomatoes to see the reviews of the Melania movie dreck. It seems that all of the Verified Reviews, which were all r star reviews were from people who:
— Zorpheous Schrödinger???????? (@Zorpheous) January 31, 2026
1) never had another single review in the account review history
2) all of these people bought their… pic.twitter.com/8DlXYLb1O0
A rendere la vicenda ancora più rumorosa è intervenuto anche Jimmy Kimmel. Nel suo talk show, il conduttore ha ironizzato sul confronto tra i punteggi di Melania e quelli di classici come "Il Padrino", sottolineando l’assurdità statistica della situazione.
Kimmel ha anche citato indiscrezioni secondo cui biglietti acquistati in grandi quantità sarebbero stati distribuiti gratuitamente ad attivisti e case di riposo, gonfiando così artificialmente i numeri del pubblico. Un meccanismo che, pur non violando tecnicamente le regole di Rotten Tomatoes, solleva interrogativi sull’attendibilità del dato.
Il documentario ad alto budget di Amazon sulla First Lady, "Melania", è uscito negli Stati Uniti il 30 gennaio, con un incasso iniziale di circa 7 milioni di dollari nel primo weekend.
Nonostante la spesa record per i diritti del film (40 milioni di dollari) e il marketing (35 milioni), la performance al botteghino americano è risultata deludente rispetto alle aspettative, segnando un calo del 67% nel secondo weekend e un totale di 14,5 milioni di dollari nei primi dieci giorni.
All’estero, la situazione non è stata più brillante. Nel Regno Unito, "Melania" ha debuttato al 29° posto, incassando solo 32.974 sterline (44.960 dollari) in 155 cinema, con una media di 212 sterline (circa 289 dollari) per sala. Anche in Italia il film ha faticato: 6.520 euro (7.696 dollari) in 94 cinema, con una media di appena 69 euro (81 dollari) per sala, piazzandosi al 38° posto tra tutte le uscite.
Nonostante Amazon e i suoi partner avessero organizzato una campagna internazionale costosa e appariscente, i primi numeri indicano che il documentario non ha conquistato il pubblico d’oltreoceano. Alcuni analisti sottolineano come, per un film con un budget così elevato, le cifre internazionali siano particolarmente deludenti.
Se il pubblico "verificato" di Rotten Tomatoes sembra apprezzare, la critica è invece pressoché unanime nel bocciare il film. Le recensioni parlano di un’opera vuota, propagandistica e priva di reale approfondimento.
Testate come The Guardian, The Independent, Daily Beast e Buzzfeed hanno assegnato al film una o due stelle, con giudizi durissimi. C’è chi lo definisce "un pezzo di tassidermia di lusso", chi "un video matrimoniale costoso e privo di anima" e chi arriva a considerarlo uno dei peggiori film mai visti.
Anche il ritorno dietro la macchina da presa di Brett Ratner, regista emarginato da Hollywood dopo numerose accuse di molestie (da lui negate), ha contribuito a rendere il progetto ancora più controverso.
Al netto dei numeri e delle polemiche tecniche, "Melania" sembra destinato a restare un caso emblematico. Più che un documentario tradizionale, appare come un prodotto fortemente polarizzante, capace di consolidare il consenso di una base già favorevole ma incapace di parlare a un pubblico più ampio.
Rotten Tomatoes può anche garantire la legittimità dei suoi punteggi, ma il divario tra critica, incassi e percezione pubblica racconta una storia molto più complessa. E, probabilmente, ancora lontana dall’essere archiviata.