09 Feb, 2026 - 10:47

Dal bacio di Spalletti alle lamentele di De Rossi sugli arbitri: anatomia dell’incoerenza calcistica

Dal bacio di Spalletti alle lamentele di De Rossi sugli arbitri: anatomia dell’incoerenza calcistica

"L'arbitro è l'alibi dei perdenti" è una frase che viene attribuita a Buffon, pronunciata una quindicina di anni fa e poi ribaltata in una sanguinosa notte di Champions, quando l'inglese Oliver, all'ultimo minuto, assegnò un rigore dubbio al Real Madrid contro la Juve. Anziché "alibi dei perdenti" l'arbitro diventò uomo malvagio, che covava "un bidone dell'immondizia al posto del cuore". Incoerenza, sì. Ma memorabile, almeno.

Spalletti e Sarri

Oggi gli allenatori - tutti, nessuno escluso - fanno dell'incoerenza la loro cifra mediatica. Ognuno con le proprie caratteristiche. Il gioco (dialettico) dominante è il tratto distintivo dell'ultimo in ordine di apparizione: Luciano Spalletti. Per protestare contro il rigore non dato a Cabal nel primo tempo, prima si inventa un meme in diretta con Federica Zille, giornalista di Dazn: "Anche il bacio è un contatto. Posso darle un bacio?". E glielo dà, peraltro su una spallina. E poi, ancora per protestare - peraltro a ragione - si inventa sindacalista della classe arbitrale, auspicando una riforma affinché tutti gli arbitri "professionisti". Spalletti è geniale: critica la classe arbitrale diventandone capo-popolo. Geniale è dire poco...

Da Spalletti, dominante anche nella dialettica, Sarri ha solo da imparare. Un paio di mesi fa, al termine di Inter-Lazio, chiese arbitri stranieri, perché non gli era garbato "lo stile dell'arbitraggio, al di là dei piccoli errori commessi". Poche ore dopo, caso più unico che raro, comunicato ufficiale della società Lazio per stigmatizzare lo sfogo del proprio allenatore. Dopo quella volta, Sarri ha riparlato di arbitri, facendo più attenzione alla diplomazia, che nel calcio fa ovviamente rima con ipocrisia. Guarda caso, dopo Juve-Lazio non ha invocato alcun arbitro straniero. È stato zitto. Gli andava bene quel che aveva deciso Guida, arbitro italianissimo e - per la cronaca - arbitro napoletano che ha chiesto di non arbitrare mai il Napoli.

L’ultimo arrivato: De Rossi e la lezione mancata

Il Napoli, no. Le squadre concorrenti, sì. L'ingenuo Guida lo rivelò pericolosamente in un'intervista alla radio napoletana CRC, raccontando che anche il conterraneo Maresca aveva avanzato la stessa richiesta. È trascorso quasi un anno da quella infelice rivelazione, confermata dalle designazioni: Guida e Maresca non arbitrano mai il Napoli, ma sempre le dirette rivali. È normale, tutto ciò? No.

Potrebbe avvenire con gli arbitri professionisti auspicati da Spalletti? No.

È possibile all'estero con gli arbitri stranieri invocati da Sarri? No.

"No!" con il punto esclamativo andrebbe gridato anche a Daniele De Rossi che - da buon ultimo arrivato - è diventato già un allenatore all'altezza dei suoi colleghi più celebrati. Dopo il pestone su Vergara che provoca il rigore con cui il Napoli vince a Genova, il "predestinato Daniele" (cit. Conte) sfoga tutta la sua rabbia dicendo che la decisione del Var è stata agghiacciante, che questo non è più calcio e che comunque lui è già disamorato da quel che vedono al Var. Applausi e nessuno che gli dica "no". No, caro De Rossi, perché il fallo del genoano Cornet su Vergara è identico a quello del milanista Bartesaghi su Ellertsson, che regalò al Genoa un rigore all'ultimo minuto di recupero. La differenza più superficiale: il Genoa sbagliò, Hojlund no. La differenza sostanziale: con quel rigore a favore De Rossi non si lamentò; adesso l'ha definito agghiacciante. Si chiama incoerenza. Andrebbe curata. E sulla coerenza riguardo gli episodi arbitrali contestati, ci vorrebbe un corso d'aggiornamento a Coverciano, con partecipazione obbligata non soltanto di De Rossi, ma di tutti - proprio tutti - gli allenatori.

 

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