La serata del Franchi si è trasformata in un incubo quando, a inizio secondo tempo di Fiorentina-Torino, Albert Gudmundsson si è fermato improvvisamente dopo un contrasto di gioco.
Il numero 10 viola ha provato a restare in piedi, ma il dolore alla caviglia sinistra era troppo forte: pochi passi, poi la resa. È uscito zoppicando, senza nemmeno riuscire a nascondere la preoccupazione, e non è più tornato in panchina. Un segnale che ha fatto capire subito come non si trattasse di un semplice colpo.
Il 2-2 finale è passato quasi in secondo piano. Sugli spalti e tra i tifosi, l’unico pensiero era uno: Gudmundsson. Ma cosa è successo alla caviglia di Gudmundsson?
Le prime valutazioni parlano di un trauma distorsivo alla caviglia sinistra, una zona delicatissima per un giocatore che basa il suo calcio su rapidità, cambi di direzione e accelerazioni improvvise. Non è ancora arrivata una diagnosi definitiva, ma le immagini dell’infortunio e la reazione del calciatore lasciano pensare a qualcosa di più serio di una semplice botta.
In questi casi, il vero nemico è il gonfiore e il possibile interessamento dei legamenti. È per questo che la Fiorentina procederà con esami strumentali nelle prossime ore: solo allora si potrà capire quanto Gudmundsson resterà fuori.
Al momento non esiste una data ufficiale per il rientro di Gudmundsson. Tutto dipende dall’esito degli accertamenti medici. Se si tratta di una distorsione lieve, potrebbe tornare in campo dopo alcune settimane. Ma se la caviglia ha riportato una lesione più profonda, lo stop rischia di allungarsi, togliendolo alla Fiorentina in una fase cruciale della stagione.
Ed è questo che spaventa davvero: il calendario entra nel vivo, con partite decisive per l’Europa e scontri diretti che spesso si decidono su un singolo episodio. Gudmundsson è proprio il tipo di giocatore che quegli episodi li crea.
Non è solo una questione di numeri, ma di equilibrio. Con Gudmundsson in campo la Fiorentina è più imprevedibile, più verticale, più pericolosa. Le difese avversarie devono raddoppiarlo, si aprono spazi per Solomon e per le mezzali, e tutta la manovra diventa più fluida.
Senza di lui, invece, la squadra rischia di diventare più prevedibile e meno incisiva negli ultimi trenta metri. E in un campionato così equilibrato, perdere il tuo uomo più creativo può fare la differenza tra un finale di stagione ambizioso e uno in salita.
Il pareggio contro il Torino di Marco Baroni ha lasciato sensazioni contrastanti, ma l’infortunio di Gudmundsson è il vero punto di svolta. Non è solo una notizia di cronaca: è un evento che può pesare sull’intero percorso della Fiorentina da qui a fine stagione.
Ora tutto è nelle mani dei medici. I tifosi aspettano, sperando che quella caviglia non abbia tradito il loro giocatore più decisivo proprio nel momento più importante. E perché, in questo momento, il rientro di Gudmundsson vale quasi quanto un nuovo acquisto.