"Non volevo ucciderla". Questa la frase che Giuseppe Musella avrebbe ripetuto ieri, 6 febbraio 2026, davanti al giudice per le indagini preliminari durante l'udienza di convalida del fermo per l'omicidio della sorella Ylenia, consumatosi lo scorso 3 febbraio nel quartiere napoletano di Ponticelli.
Il 25enne avrebbe ammesso di aver lanciato il coltello che ha ferito mortalmente la giovane, sostenendo però di non aver avuto alcuna intenzione di ucciderla. Una versione che non ha convinto il gip Maria Rosaria Aufieri, che ha deciso che dovrà restare in carcere: secondo lei, Musella starebbe mentendo.
Nel corso dell'interrogatorio, durato oltre tre ore, Musella ha risposto alle domande del gip ribadendo la propria versione dei fatti, già resa dopo essersi costituito in Questura, qualche ora dopo l'omicidio della sorella.
Secondo lui, in pratica, tutto sarebbe accaduto al culmine di una lite scoppiata all'interno dell'abitazione di famiglia e degenerata in scontro fisico. Nel pomeriggio, lui e Ylenia avrebbero litigato perché lui voleva riposare e lei, che era al telefono, lo infastidiva.
Ma la situazione sarebbe precipitata quando la 22enne, innervosita dal fatto che il loro cane avesse fatto i suoi bisogni in casa, avrebbe pulito il pavimento con uno straccio per poi strizzarlo sul letto del fratello, che quel giorno si trovava a casa malato.
Stando al racconto dell'indagato, dopo un primo alterco la sorella sarebbe uscita dall'appartamento. Poco dopo, mentre era in bagno, si sarebbe accorto che il cagnolino stava guaendo e, uscendo a sua volta, avrebbe visto l'animale ferito e una macchia di sangue sull'asfalto.
A quel punto, in preda alla rabbia, avrebbe afferrato un coltello e lo avrebbe lanciato in direzione della sorella, che si stava allontanando. "Stavo incazzato nero - le sue parole - stava lontano, non pensavo che l'avrei mai presa".
Dopo essersi reso conto di averla colpita, il 25enne avrebbe chiamato altri inquilini della stessa palazzina e, insieme a loro, avrebbe accompagnato Ylenia davanti al pronto soccorso dell'ospedale Villa Betania, dove i sanitari non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
Musella avrebbe ripetuto più volte che amava la sorella e che non avrebbe mai voluto ucciderla. L'avvocato Leopoldo Perone, che lo assiste insieme al collega Andrea Fabbozzo, sostiene che al momento dei fatti ci fosse anche un testimone.
Si tratterebbe di una persona che aiutava la famiglia nelle faccende domestiche, che avrebbe assistito alle fasi iniziali della lite tra i due fratelli. Un elemento ancora al vaglio degli inquirenti.
Saraà l'esito dell'autopsia eseguita sul corpo della giovane a fornire risposte sulla dinamica del delitto, chiarendo se la lesione da essa riportata all'aorta sia compatibile con un lancio da distanza o un colpo inferto da vicino, come ipotizzato dal gip, che ha intanto convalidato per il 25enne sia il fermo che la custodia cautelare in carcere.