Il quarto di finale di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus, subito dopo il triplice fischio finale, ha acceso subito le polemiche per la decisione dell’arbitro Fabbri di assegnare un rigore che ha inevitabilamente spezzato l'equilibrio del risultato a favore della sqaudra di Palladino che fino a quel momento era stata costretta a rintanarsi nella propria metà campo per il netto dominio territoriale della squadra bianconera.
L’ex arbitro Graziano Cesari ha analizzato il gesto nel post partita, spiegando perché, a suo avviso, il penalty non andava concesso. Le sue dichiarazioni hanno riaperto il dibattito sulla gestione dei rigori in Serie A e sull’uso del VAR.
Nel post partita, Cesari ha chiarito la sua posizione in maniera tecnica e dettagliata:
Cesari sottolinea così che il movimento di Bremer era fisiologico, parte della corsa e del posizionamento del corpo, e non costituisce un fallo di mano punibile con il rigore.
La decisione di Fabbri ha inevitabilmente influito sul quarto di finale tra Atalanta e Juventus, creando un momento decisivo della partita. Molti tifosi e commentatori hanno espresso pareri contrastanti online: alcuni difendono la scelta dell’arbitro, mentre altri concordano con Cesari, giudicando il rigore eccessivo.
Secondo Cesari, episodi come questo rappresentano ciò che lui definisce “anticalcio”: movimenti naturali dei giocatori interpretati come falli. La sua analisi evidenzia un concetto chiave per arbitri e appassionati: non basta che il braccio tocchi il pallone, serve che il gesto sia innaturale e non giustificato dal movimento del corpo.
La vicenda riapre anche il dibattito sull’uso del VAR in Serie A. Anche con la tecnologia a supporto, le interpretazioni possono rimanere soggettive, soprattutto in situazioni di contatti ravvicinati in area. Cesari evidenzia l’importanza della valutazione tecnica e della comprensione del movimento naturale dei giocatori.