Aggredito per rubare un monopattino. Colpito con un pugno perché aveva osato ribellarsi. Da quell'istante, la vita di Paolo, che all'epoca aveva 24 anni, è cambiata per sempre. Dopo tre interventi neurochirurgici delicatissimi e settimane di coma, è miracolosamente sopravvissuto, ma è rimasto tetraplegico.
Nonostante le difficoltà, non ha mai smesso di lottare, riuscendo persino a perdonare i suoi aggressori. Rossella, sorella 'acquisita' di Paolo (la madre del ragazzo è la compagna di suo padre da molti anni), racconta la sua storia con dolore e dolcezza allo stesso tempo.
"La sera del 19 maggio 2024, intorno alle tre del mattino, stava tornando a casa insieme a un suo amico, quando è stato avvicinato e derubato del monopattino da una baby gang: il più grande aveva 19 anni, il più giovane 17" spiega.
"Uno scappa, gli altri tre restano a discutere con Paolo: uno prende il telefono, chiede all'amico di riportare il monopattino. Chiude la chiamata e tira un pugno a Paolo, facendolo cadere a terra. Lui è entrato subito in coma".
Paolo Sarullo sognava di diventare un barman. Si era iscritto a un corso a Roma per realizzare questo suo desiderio e, nel frattempo, stava lavorando in un campeggio di Albenga, in provincia di Savona, per la stagione estiva.
Quella notte di maggio ha cambiato i suoi progetti. "Paolo è sempre stato un ragazzo tranquillo" sottolinea Rossella. "Girava con il monopattino perché non aveva la patente. Dopo aver ricevuto il pugno, è caduto sbattendo la testa e ha iniziato ad avere delle crisi epilettiche. I ragazzi, vista la scena, sono scappati in taxi. Erano venuti in Liguria da Barriera di Milano, quartiere di Torino, per il weekend".
Trasportato d'urgenza all'ospedale Santa Corona a Pietra Ligure, Paolo è arrivato in condizioni disperate. "Ci avevano detto che al 99% non sarebbe sopravvissuto, perché l'emorragia cerebrale era troppo estesa. Dopo il primo intervento, durato 14 ore, in cui avevano rimosso una parte del cranio, la pressione intracranica continuava ad aumentare" sottolinea Rossella.
"Il neurochirurgo, padre di un figlio della stessa età di Paolo, ci ha detto che sarebbe andato contro i protocolli, operando ancora Paolo. Dovevamo però essere consapevoli che sarebbe potuto morire sotto i ferri. Gli ha rimosso totalmente il cranio: così lo ha salvato".
Paolo è rimasto sette mesi ricoverato nel reparto di Rianimazione, continuando a combattere. Trasferito prima a Fontanellato (Parma), poi al Don Gnocchi della Spezia, dove si trova tuttora, è passato da uno stato vegetativo alla minima coscienza, fino a un'autonomia parziale. Essendo rimasto tetraplegico, ha subito pesanti interventi anche alle gambe, che gli hanno permesso di riacquistare parte della sua mobilità.
"Il suo percorso è stato miracoloso: ha iniziato a parlare, a comunicare, ricorda tutto, anche l'aggressione. È sulla carrozzina, non cammina ma ha la mobilità degli arti, delle dita, del collo, delle braccia. Scrive, mangia da solo, si lava i capelli da solo. Veramente un miracolo".
Rossella racconta la rabbia, il dolore e la solitudine che tutta la famiglia di Paolo ha provato durante i lunghi mesi di ricovero prima e di riabilitazione poi. La madre ha dovuto lasciare il lavoro e hanno dovuto affrontare moltissime spese.
Proprio durante uno di questi momenti di disperazione assoluta che è arrivata "la svolta", quando ha deciso di rivogersi alla redazione del programma di Italia Uno Le Iene.
"Hanno mandato in onda il servizio in TV e da lì in poi c'è stata una mobilitazione enorme, raccolte fondi, una vicinanza pazzesca da parte di tantissime persone. Nel momento in cui abbiamo iniziato a far capire a Paolo che non eravamo soli, che lui non era solo, c'è stato in lui un cambio radicale. Ha iniziato a migliorare ogni giorno di più".
Paolo ha mostrato una forza d'animo enorme: si è posto l'obiettivo di riprendersi tutto ciò che gli è stato tolto ad appena 24 anni. Ed è da questo desiderio che è nata la Fondazione Uniti per Paolo: non solo per aiutarlo nel suo cammino di ripresa, ancora lungo; ma anche per sensibilizzare i più giovani ed evitare che tragedie simili possano ripetersi.
"Vogliamo portare ovunque la sua storia, per mostrare come un pugno possa cambiare per sempre una vita" sottolinea Rossella.
Se da una parte c'è la straordinaria ripresa di Paolo, dall'altra c'è la profonda amarezza per come la vicenda è andata avanti nelle aule dei tribunali.
"Il ragazzo che ha sferrato il pugno a Paolo, all'epoca 19enne, lo hanno individuato subito grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza. È stato condannato a 6 anni per lesioni gravissime e a un risarcimento di due milioni di euro che probabilmente non vedremo mai perché nullatenente" commenta la sorella di Paolo.
"Tra l'altro, al processo di appello, abbiamo scoperto che, prima di aggredire Paolo, aveva già commesso altri reati simili, ma era stato lasciato in libertà" sottolinea. "Ora è in carcere ma per ciò che aveva commesso prima: deve ancora iniziare a scontare la pena per quello che ha fatto a Paolo".
"L'autore del furto, anche lui 19enne, aveva già dei precedenti: è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per rapina. Oggi è libero perché ha meno di 21 anni. Per quanto riguarda gli altri due, uno è stato assolto dall'accusa di rapina, ma condannato in primo grado a 18 mesi per omissione di soccorso: ha fatto ricorso. Dell'altro, minorenne all'epoca dei fatti, oggi 18enne, non abbiamo saputo più nulla, dato che se ne occupa il Tribunale dei Minori. Non avrei mai immaginato che la giustizia fosse questa".
Sono tanti progetti che la Fondazione nata in nome di Paolo vuole portare avanti. Lui, intanto, mentre continua il suo percorso di riabilitazione, ha espresso un desiderio, quello di portare la propria storia sul palco più famoso d'Italia, quello dell'Ariston, in occasione del Festival di Sanremo 2026.
Del resto, ad aiutare Paolo a uscire dal coma, oltre all'amore è stata la musica del suo cantante preferito, Olly, con la canzone che ha vinto la kermesse lo scorso anno, Balorda Nostalgia.
"Vorremmo far passare un messaggio di non violenza innanzitutto, ma anche di unione e inclusione: Paolo è la dimostrazione che facendo rete, condividendo le prioprie fragilità, si possono raggiungere enormi traguardi".