04 Feb, 2026 - 17:38

Chi è Jeremy Chan, chef ospite di Masterchef il 5 febbraio

Chi è Jeremy Chan, chef ospite di Masterchef il 5 febbraio

Il palco di Masterchef Italia si prepara ad accogliere nuovamente uno dei personaggi più affascinanti e complessi della gastronomia contemporanea. Nella puntata di giovedì 5 febbraio, i riflettori si accenderanno su Jeremy Chan, lo chef stellato che ha saputo trasformare la cucina in un esercizio di pensiero e ricerca scientifica.

Per i nove aspiranti chef rimasti in gara, il suo ritorno non sarà solo una sfida tecnica, ma un vero e proprio scontro culturale con una visione culinaria che non accetta compromessi.

Dalla finanza alla filosofia: chi è Jeremy Chan

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Nato a Hong Kong nel 1987 da padre cinese e madre canadese, Jeremy Chan incarna alla perfezione l'identità del cittadino globale. Il suo percorso non è quello tipico di chi è cresciuto tra i fornelli di famiglia.

Al contrario, Chan ha seguito una formazione accademica di altissimo profilo che lo ha portato a laurearsi con lode in Lingue e Filosofia presso la prestigiosa Princeton University. Questa base intellettuale è ancora oggi il motore della sua creatività: lo chef non si limita a cucinare, ma analizza ogni ingrediente come se fosse un concetto filosofico o una variabile scientifica.

Prima di rivoluzionare il mondo della ristorazione, Chan ha vissuto in Spagna lavorando come analista finanziario.

Tuttavia, la sua mente brillante, capace di padroneggiare ben sette lingue (inglese, francese, spagnolo, italiano, portoghese, cinese e farsi), ha trovato la sua vera applicazione pratica nella gavetta silenziosa presso maestri del calibro di Rene Redzepi al Noma.

Questa esperienza lo ha forgiato, insegnandogli che la cucina d'autore richiede una disciplina quasi militare e una curiosità intellettuale che spinge a esplorare territori sconosciuti.

La sua decisione di stabilirsi a Londra è stata la scintilla che ha dato vita a Ikoyi, il ristorante che ha scalato le vette della guida Michelin grazie a un approccio alle spezie e ai sapori dell'Africa occidentale mai visto prima in Europa.

Ikoyi e la sfida di Masterchef: spezie, tecnica e integrazione

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Il ristorante Ikoyi, fondato insieme all’amico d’infanzia Ire Hassan-Odukale, è diventato in pochi anni un punto di riferimento nel West End londinese.

Molti hanno provato a etichettare la sua cucina come puramente africana, ma Chan ha sempre rifiutato questa definizione, preferendo parlare di una cucina "universale" basata sull'interpretazione personale di colori e consistenze.

Per lui, una sogliola senza spezie è come una fotografia in bianco e nero: manca di profondità. Questa filosofia del "no bullshit", ovvero dell'essenzialità del sapore senza inutili orpelli, sarà il cuore pulsante dell’Invention Test che vedremo il 5 febbraio.

Lo chef porterà nella cucina di Masterchef uno dei suoi piatti più iconici, costringendo i concorrenti a confrontarsi con ingredienti insoliti come il frutto del baobab o le carote della Normandia lavorate con tecniche d'avanguardia.

La sua presenza si sposa perfettamente con il tema della serata, che i giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli hanno voluto dedicare al "giro del mondo". La puntata inizierà infatti con una Mystery Box multiculturale legata al progetto "Roots" di Modena, in cui la chef stellata Jessica Rosval insegna il mestiere a donne migranti.

In questo contesto di integrazione e scoperta, Jeremy Chan rappresenta l'anello di congiunzione tra la tecnica rigorosa e la capacità di raccontare storie attraverso il cibo.

Gli aspiranti chef dovranno dimostrare non solo di saper maneggiare il coltello, ma di saper pensare come Chan: ogni gesto dovrà avere un significato e ogni sapore una ragione d'essere.

Chi non riuscirà a reggere il peso di questa sfida intellettuale rischierà di dover affrontare lo spietato Pressure Test finale sul gelato, sotto gli occhi del maestro Carlo Guerriero. Jeremy Chan, con la sua profondità da vecchio saggio e il viso da ragazzino, torna così a Masterchef per ricordarci che la cucina è l'unica lingua universale capace di abbattere ogni barriera geografica.

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