04 Feb, 2026 - 17:49

Cristina Mazzotti, dopo 50 anni altri due ergastoli per l'omicidio seguito al sequestro: la sentenza

Cristina Mazzotti, dopo 50 anni altri due ergastoli per l'omicidio seguito al sequestro: la sentenza

La Corte d'Assise di Como ha condannato all'ergastolo Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella, oggi 76 e 71 anni, accusati di aver fatto parte del commando di rapitori che la sera del 30 giugno 1975 bloccò l'auto del fidanzato di Cristina Mazzotti e sequestrò la giovane, morta durante la lunga prigionia. Il terzo imputato, Antonio Talia, 70 anni, è stato assolto per non aver commesso il fatto; morto prima di poter essere condannato l'ex boss della 'ndrangheta Giuseppe Morabito. 

Il reato di sequestro prescritto, ma resta l'omicidio

La sentenza è arrivata a 50 anni dai fatti. Per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, ormai caduto in prescrizione, la Corte ha quindi disposto il non luogo a procedere. 

Resta la provata responsabilità di Calabrò e Latella per concorso in omicidio volontario aggravato; reato che è costato a entrambi il massimo della pena, oltre che l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Nel dispositivo è stata inoltre riconosciuta una provvisionale di 600mila euro a favore di ciascuno dei fratelli della vittima, Marina e Vittorio Mazzotti, che dovranno essere risarciti in separata sede civile. 

La riapertura del caso e la svolta dell'impronta 

Per la morte di Cristina erano già state condannate, nel 1977, 13 persone tra custodi, centralinisti, ricattatori e complici, di cui otto all'ergastolo. Mancavano esecutori materiali e mandanti. Per Calabrò e Latella è arrivata alla fine la condanna. 

Una svolta attesa per anni dalla famiglia della 18enne, che tramite l'avvocato Fabio Repici aveva chiesto nel 2024 nuove indagini. Fondamentale l'attribuzione, nel 2006, di un'impronta digitale appartenente a Latella sulla Mini su cui viaggiava Cristina quando fu rapita.

Un collegamento necessario per ricostruire il ruolo dei partecipanti all'agguato. Nel capo di imputazione si legge che, dopo il rapimento, gli imputati segregarono la ragazza 

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in una buca di Castelletto Ticino, senza sufficiente aerazione e senza possibilità di deambulazione, somministrandole massicce dosi di tranquillanti ed eccitanti.

Le reazioni e il peso simbolico della sentenza

Il primo settembre 1975, dopo 63 giorni di prigionia, Cristina fu trovata morta in una discarica nel Novarese. Oggi, 4 febbraio 2026, dopo le due condanne, l'avvocato Repici ha parlato di "una pagina di grande dignità della giurisdizione". Commossi i familiari della 18enne presenti in aula insieme ad associazioni e liceali. Si tratta di una sentenza storica, che ridà loro speranza, mettendo fine a una vicenda iniziata mezzo secolo fa e per cui in tanti, negli anni, hanno invocato giustizia. 

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