"Bohemian Rhapsody" è uno di quei film che accende discussioni, riporta i Queen in vetta alle playlist e riempie le sale di spettatori di ogni età.
Il biopic musicale del 2018 mette al centro Freddie Mercury e la band britannica più iconica del rock, mescolando spettacolo, emozione e grandi classici.
Ma quanto c’è davvero di reale in ciò che scorre sullo schermo? E in che modo il film rende omaggio a una delle storie più potenti della musica pop?
Diretto da Bryan Singer e completato da Dexter Fletcher, "Bohemian Rhapsody" racconta l’ascesa dei Queen dagli esordi londinesi fino allo storico concerto del Live Aid del 1985.
Rami Malek interpreta Freddie Mercury e costruisce una performance che conquista pubblico e critica, tanto da valergli l’Oscar come miglior attore protagonista.
Il film punta su un ritmo energico, una colonna sonora composta esclusivamente dai brani originali della band e una messa in scena che celebra il lato più spettacolare del rock anni Settanta e Ottanta.
La base del racconto è reale: i Queen nascono a Londra, pubblicano "Bohemian Rhapsody" nel 1975 e diventano una band di successo mondiale.
Tuttavia il film sceglie una narrazione semplificata. Alcuni eventi vengono anticipati o compressi per esigenze cinematografiche, come il presunto scioglimento della band prima del Live Aid, che nella realtà non avviene mai.
Anche la diagnosi di Freddie Mercury viene collocata prima del concerto, mentre storicamente arriva in un momento successivo. La struttura generale resta fedele, ma i dettagli seguono più il ritmo del cinema che quello dei fatti.
Freddie Mercury domina il racconto come un’esplosione di carisma puro, un artista che vive il palco come una seconda pelle e trasforma ogni esibizione in uno spettacolo magnetico.
Il film insiste sulla sua energia travolgente, sul dialogo continuo con il pubblico e su quella sicurezza scenica che lo rende immediatamente riconoscibile, microfono alla mano e sguardo fiero.
La sua voglia di libertà, musicale e personale, emerge come motore creativo costante, insieme al desiderio di spingersi sempre oltre le regole del rock tradizionale.
La dimensione privata viene raccontata con toni più misurati rispetto alla complessità reale della sua vita, ma l’immagine che arriva allo spettatore è chiara: Freddie è un frontman irripetibile, capace di unire tecnica vocale, teatralità e un’intensità emotiva che fa dei concerti dei Queen eventi leggendari.
"Bohemian Rhapsody" funziona anche perché nasce dall’interno della storia dei Queen. Brian May e Roger Taylor partecipano attivamente al progetto come produttori e consulenti musicali, mettendo a disposizione competenze, ricordi e soprattutto la musica originale della band.
Questo coinvolgimento diretto garantisce una resa sonora autentica e una ricostruzione dei concerti estremamente fedele, con il Live Aid che diventa il cuore pulsante del film.
Il risultato è un racconto che suona vero, potente e rispettoso dell’identità dei Queen, più vicino a una grande celebrazione condivisa che a un semplice biopic. Un omaggio dichiarato a una band che continua a parlare a generazioni diverse, senza perdere energia né rilevanza.