Luigi Cagni detto Gigi lo ricordo sulle Figurine Panini con la maglia del Brescia, quella con il V bianco su sfondo celeste. Poi l’ho visto seduto su tante panchine di serie A, B e C. Scrivo “seduto” perché allora gli allenatori stavano, appunto, seduti e non correvano come forsennati, più di qualche calciatore, sulla fascia per dare indicazioni e controindicazioni.
Ora Cagni ha scritto un libro. Si intitola “Rànget”, che in bresciano vuol dire arrangiati, e racconta cinquant’anni a imparare dal calcio. Il volume è edito da Perrone. Era un antisacchiano, votato al difensivismo, e nel volume racconta la vita del mister: “Quando va male è un dolore venato di analisi, quando va bene è un trionfo senza estasi”.
Gigi Cagni racconta cinquant’anni di calcio dal volto umano, vissuto sulle barricate, prima da calciatore e poi da allenatore. Le vittorie e le disillusioni, la depressione, la rinascita, dagli anni Sessanta al quartiere Carmine di Brescia dove dava i primi calci al pallone, fino agli scandali del calcio-scommesse e alle panchine che gli hanno regalato successi impronosticabili e cadute feroci. Il tutto senza mai allontanarsi da un ideale del calcio che è tempra, sacrificio e capacità di fare onestamente i conti con sé stessi – l’uomo prima dell’atleta, la tecnica prima della tattica, in una parola: i valori”. I valori del calcio che fu.