“Il Mago del Cremlino” è il romanzo scritto da Giuliano da Empoli sull’ascesa di Vladimir Putin e ha già venduto due milioni di copie. Ora diventa un film, sceneggiato da Emmanuel Carrère, che arriverà in Italia il 12 febbraio. Non devo scrivere una recensione sul libro ma riprendere una parte dell’intervista che Giuliano da Empoli ha rilasciato al Corriere della Sera su un momento drammatico della sua vita, l’attentato terroristico al padre Antonio che riuscì a camparlo per poi morire in un incidente stradale sull’Autostrada del Sole nei pressi di Parma.
Ne parla nel romanzo e al Corriere della Sera dice che anche nel Mago del Cremlino “appaiono un nonno e un padre, che in qualche modo sono stati triturati dalle forze storiche e dalla politica. Mio nonno Attilio era un economista geniale: a 20 anni vinse la borsa Rockefeller. Insegnò a New York e Chicago. Poi fece una scelta sbagliata: aderì al regime. È morto giovane, a 44 anni, subito dopo la fine della guerra. Mio padre ha una storia politica completamente diversa, ma anche nel suo caso la vita pubblica gli ha fatto del male. Sono nato a Parigi, perché lui lavorava all’Ocse e poi alla Commissione Europea a Bruxelles. Quando è rientrato in Italia, prima gli hanno sparato, poi è morto in un incidente stradale: si addormentò al volante, era logorato da una vita molto dura, da servitore dello Stato”.
L’attentato al padre Antonio ha condizionato la vita dello scrittore e che segno ha lasciato? “Soprattutto paura. Mio padre era il capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi, durante il governo Craxi. Una mattina un commando dell’Unione comunisti combattenti gli tese un agguato, ma il carabiniere della scorta reagì uccidendo una terrorista. Era Wilma Monaco. Qualche tempo dopo arrestarono altri terroristi sotto casa nostra. Mi ha lasciato una certa paura, ma anche l’attrazione verso qualcosa di molto intenso e importante. Il desiderio di spezzare questa coazione a ripetere e di trovare la mia strada è stato influenzato da tutto questo. Ci rifletto spesso. Soprattutto pensando a mio padre: negli ultimi tempi era molto infelice, stressato. Credo che il potere, in tutte le sue forme, abbia questa componente che tritura la vita delle persone”. Anche di coloro che stanno vicino. Giuliano da Empoli aveva 13 anni: “L’attentato avvenne a 500 metri dalla mia scuola. Si era sparsa la voce che fosse successo qualcosa: “Hanno sparato a un giudice". Nemmeno per un secondo pensai che fosse mio padre. Poi mi chiamarono in presidenza e c’era mia madre…”. Antonio da Empoli, stimato da Bettino Craxi e Giuliano Amato, venne mandato a fare l’amministratore del Monte dei Paschi a Siena. La trasformazione storica in società per azioni della banca più antica del mondo, avvenuta il 14 agosto del 1995, porta anche la sua firma.