C’è una storia dietro l’icona di stile Valentino Garavani che non parla di abiti da sogno o di passerelle luccicanti, ma di un gesto di umanità silenzioso e profondo.
Negli ultimi tempi, molti giornali italiani hanno acceso i riflettori su Sarah Silvestri, una donna che è stata definita - non senza un certo pathos giornalistico - la "figlia" o la "protetta" segreta dello stilista.
Un titolo forte, che, però, richiede qualche precisazione: Sarah non è figlia biologica di Valentino - ovviamente -, ma ha vissuto con lui un legame così intenso da essere percepito da molti come qualcosa di molto simile a un rapporto padre‑figlia.
La sua storia, emersa nuovamente in occasione della recente morte di Valentino, ha commosso il mondo della moda e del gossip italiano: non si tratta di parentela originale, ma di un legame umano che ha cambiato una vita intera, custodito nel silenzio per oltre trent’anni.
La storia comincia nel 1992 a Roma, quando il padre di Sarah, Giovanni Silvestri, entra nell’atelier di Valentino quasi per caso. L’uomo colpisce immediatamente lo stilista, che gli offre un impiego. Eppure, Giovanni rifiuta, convinto di dover trovare qualcosa di più per riuscire a mantenere la figlia Sarah.
Purtroppo, però, poche ore dopo quel colloquio, Giovanni muore per overdose, lasciando Sarah - ancora bambina - da sola con sua nonna. E quello è per la ragazzina l'inizio di un incubo: il padre, infatti, era tossicodipendente, ma era in cura a Villa Marani e da mesi era pulito.
Presto la verità viene a galla. Qualcuno gli ha somministrato un allucinogeno nella birra, provocando la tragedia. Sarah ricorda le frasi offensive dei medici e lo stigma: "Dissero che mio padre era spazzatura. Un barbone. Un drogato".
Tra udienze, polizia e giudici, la piccola cresce immersa in un contesto di sofferenza. È proprio in questo momento che Valentino interviene senza clamore. Legge la storia sul giornale e riconosce Giovanni, così incarica le sue assistenti portano un messaggio chiaro a Tor Bella Monaca: occuparsi di Sarah.
Non si tratta di un’adozione formale, né di un’adozione legale, ma piuttosto di un sostegno discreto e continuativo. Da quel momento, Sarah riceve pacchi, libri, sostegno economico e perfino aiuto per la prima auto. Valentino diventa così una presenza discreta ma costante, un vero e proprio "padre ombra":
"Era un sostegno spirituale: qualcuno ci faceva sentire meno sole", racconta Sarah. La Maison non entra mai direttamente nella sua vita, preferendo la discrezione e il rispetto, ma la sua influenza è tangibile: Valentino paga la scuola, i libri, parte della prima macchina, e protegge Sarah dal degrado e dai debiti della nonna.
Anni dopo, mentre studia a New York per diventare avvocata, Sarah scopre che Valentino è in città. Gli scrive per ringraziarlo e lui le propone un ruolo all’interno della Maison, ma lei rifiuta, decisa a costruire la propria carriera indipendente.
La storia tra loro rimane fatta di distanza, pudore e sostegno silenzioso, un legame che dura trent’anni prima di diventare visibile in pubblico: Sarah partecipa all’ultimo saluto a Valentino a Piazza Mignanelli, riconoscendo il Maestro con un gesto che scioglie tre decenni di discrezione e gratitudine.
Oggi, Sarah Silvestri è un’avvocata internazionale, lavora tra Spagna, New York e Danimarca. Dalla sua casa a Roma, invece, racconta i difficili traumi che ha vissuto: la scomparsa del padre, il grave errore medico che le ha portato via un figlio e parte della salute e - ora - anche la morte di Valentino.
Nonostante tutto, ha costruito la sua vita con forza e determinazione: "Ho preso i colpi, ho i lividi, ma sono fiera della mia vita". La sua storia dimostra come una mano tesa silenziosa possa cambiare un destino, anche nei contesti più difficili.
In varie interviste riportate dalle testate italiane, Sarah racconta che non ha mai vissuto come una figlia "ufficiale" dello stilista, ma piuttosto come una persona che ha ricevuto un’opportunità concreta e umana: "non mi ha mai fatto sentire sola", sottolineando che l’aiuto è stato discreto e dettato dalla sensibilità.
Negli anni più recenti ha rifiutato anche proposte lavorative offerte dai rappresentanti di Valentino, preferendo dedicarsi alla sua carriera di avvocato e difendere chi, come le persone che rappresentava suo padre, rischia di non avere una voce.