Sta facendo molto discutere l'intervista che Leonardo Del Vecchio ha concesso a Lilli Gruber.
L'altra sera, il rampollo del patron di Luxottica è stato ospite a "Otto e mezzo" e ha confessato di aver votato sia per Matteo Renzi che per Giorgia Meloni. Non solo: ha anche dichiarato di promuovere l'azione del governo e che l'Italia, rispetto a tanti altri Paesi anche europei, non se la passa affatto male.
Probabilmente per queste confessioni è stato attaccato, tra gli altri, anche da Ilaria Salis.
L'europarlamentare di Avs, in un post sui suoi canali social, ha scritto che è il testimonial perfetto della battaglia che porta avanti affinché i ricchi paghino più tasse. Una su tutta: la tanto agognata (dalla sinistra) super tassa di successione.
Fatto sta che dopo un po', un altro politico, il segretario del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin, ha ribattuto alle sue pretese.
Ma cosa aveva scritto Ilaria Salis per scatenare il caso?
Come dire: l'invito alla rivolta sociale di landiniana memoria oppure affinché anche i ricchi piangano è stato rinnovato.
In ogni caso, non è passato molto tempo prima che Ilaria Salis avesse la prima risposta politica a proposito della sua proposta di tassare le grandi successioni patrimoniali di cui si beneficia con le grandi eredità.
La super tassa sulla successione rappresenta, assieme alla patrimoniale, una di quelle fisse che periodicamente salta fuori nel discorso pubblico della sinistra. Ma Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, ha tenuto a mettere i puntini sulle i:
così il parlamentare ex renziano inizia il suo post in risposta a quello dell'europarlamentare:
Come dire: se si vuole parlare di super tassa di successione in Italia si deve avere anche il coraggio di dire che il nostro è uno dei Paesi dove il peso fiscale sui guadagni di un'impresa si fa sentire di più.
E quindi, riprendendo il post di Marattin e il caso-Del Vecchio:
Come dire: la questione è un po' più complessa di quella che ha fatto credere alla sinistra la leggenda di Robin Hood.