La tratta di esseri umani continua a rappresentare una delle sfide più gravi per l’Unione europea, intrecciando sicurezza, diritti umani e cooperazione internazionale. I dati diffusi da Eurostat relativi al 2024 mostrano un fenomeno ancora profondamente radicato, con migliaia di vittime identificate. L’evoluzione delle forme di sfruttamento e il profilo delle vittime pongono nuove domande sull’efficacia delle politiche europee di prevenzione e contrasto.
Nel 2024, nell’Unione europea sono state registrate 9.678 vittime di tratta di esseri umani, a fronte di 7.966 sospetti trafficanti e 2.599 condanne definitive. I dati Eurostat evidenziano un divario significativo tra l’individuazione dei responsabili e l’esito giudiziario dei procedimenti, un aspetto che continua a suscitare timori.
Il profilo delle vittime resta fortemente segnato da una dimensione di genere: donne e ragazze rappresentano il 63 per cento del totale. Al contrario, la presenza femminile tra i trafficanti è nettamente inferiore, con il 24 per cento dei sospetti e il 21 per cento dei condannati di sesso femminile. Questa asimmetria conferma come la tratta colpisca in modo sproporzionato donne e minori, soprattutto nei contesti più vulnerabili.
There were 9 678 registered victims of human trafficking in 2024 in the EU.
— EU_Eurostat (@EU_Eurostat) January 29, 2026
Among the victims whose form of exploitation was reported:
????4 219 were trafficked for sexual exploitation (46% of all victims)
????3 391 for forced labour (37%)
???? https://t.co/ypDoljLSsC pic.twitter.com/1agHkT7ehG
Tra i casi in cui è stato possibile identificare la tipologia di sfruttamento, lo sfruttamento sessuale resta la forma più diffusa, con 4.219 vittime, pari al 46 per cento del totale.
A queste si aggiungono 1.487 casi legati ad altre forme di sfruttamento, come la rimozione di organi, le frodi sui sussidi, le attività criminali e l’accattonaggio forzato.
Il dato più rilevante sul piano politico è la crescita dello sfruttamento lavorativo. Nel 2024, 3.391 persone sono state trafficate per lavoro o servizi forzati, rappresentando il 37 per cento delle vittime registrate.
Secondo Eurostat, l’aumento dei casi di lavoro forzato non è episodico, ma riflette una tendenza strutturale. Tra il 2014 e il 2018, lo sfruttamento lavorativo rappresentava solo tra il 14 per cento e il 21 per cento delle vittime registrate. Dal 2019 in poi, la quota è salita stabilmente, oscillando tra il 28 per cento e il 41 per cento.
Questo cambiamento mette in evidenza le vulnerabilità del mercato del lavoro europeo.
I dati del 2024 confermano che la tratta di esseri umani rimane una minaccia complessa e in evoluzione per l’Unione europea. L’aumento dello sfruttamento lavorativo, accanto alla persistente centralità dello sfruttamento sessuale, evidenzia che la risposta non può limitarsi alla dimensione giudiziaria. È necessario rafforzare la cooperazione internazionale, tutelare le vittime e affrontare le cause strutturali che alimentano il fenomeno.