Preparati a tornare nel laboratorio più inquietante del cinema: Guillermo del Toro conferma che "Frankenstein" non ha ancora detto l’ultima parola.
L’adattamento Netflix del 2025, già amatissimo dalla critica, si prepara a riemergere in una versione estesa, più ambiziosa e più fedele possibile alla visione totale del regista.
A rendere il tutto ancora più succoso è il contesto della rivelazione: un festival, un film restaurato, e Del Toro che parla a braccio davanti a un pubblico attentissimo.
La conferma arriva direttamente da Guillermo del Toro durante il Sundance Film Festival, in occasione della proiezione della versione restaurata in 4K di "Cronos", il suo film d’esordio.
Davanti al pubblico, il regista racconta che il montaggio esteso di "Frankenstein" è già pronto. Non solo: lo definisce apertamente una versione "all the stitches", letteralmente "con tutte le cuciture".
In pratica, si parla di un film che reintegra tutto il materiale rimasto fuori dal montaggio arrivato nelle sale e su Netflix. Scene, snodi emotivi, passaggi di relazione tra Victor e la Creatura che nel cut finale trovavano meno spazio ora tornano a respirare.
Del Toro non indica una data precisa, ma chiarisce che l’uscita è prevista nel prossimo futuro.
Qui il mistero resta fitto. Del Toro non specifica dove sarà distribuita la versione estesa. L’ipotesi più logica porta a Netflix, che già ospita il film e che potrebbe accaparrarsi l’esclusiva streaming. Ma il regista lascia aperte più porte.
La versione "all the stitches" potrebbe arrivare su più piattaforme, oppure vivere un passaggio evento nelle sale cinematografiche. Non è esclusa nemmeno una distribuzione fisica: DVD e Blu-ray sono esplicitamente citati come possibilità.
Una scelta che farebbe felici i collezionisti e chi ama il cinema di Del Toro in formato tangibile, con extra e contenuti speciali.
Il film Netflix è una rivisitazione del romanzo di Mary Shelley del 1818, ma con uno sguardo molto preciso. Al centro resta Victor Frankenstein, scienziato egocentrico che crea una creatura con mezzi non etici. Da lì, la storia prende una piega caotica, fatta di conseguenze morali ed emotive che travolgono creatore e creazione.
La grande differenza sta nel tono: il mostro è molto più empatico rispetto al romanzo originale. Nel film, la creatura non agisce per vendetta pura, ma soprattutto per autodifesa. È una scelta coerente con la poetica di Del Toro, da sempre attratto dai "mostri" come specchio dell’umanità.
Il finale del film segna la rottura più netta con il libro. Nella versione di Del Toro, la creatura perdona Victor e sceglie di vivere. Prima di morire, il suo creatore lo chiama "figlio", suggellando un legame che nel romanzo resta sempre malato e incompiuto.
Nel testo di Shelley, invece, il destino è nerissimo: Victor muore mentre tenta di uccidere la sua creazione. Il mostro, schiacciato dal rimorso, annuncia l’intenzione di togliersi la vita. Il romanzo non mostra l’atto finale, ma lascia intendere che la promessa venga mantenuta. Nessuna redenzione, nessuna nuova possibilità.
Nel "Frankenstein" di Del Toro, invece, la scelta è radicalmente diversa: il mostro resta, vive, e porta addosso tutte le cicatrici del mondo. Proprio quelle "stitches" che ora tornano protagoniste nella versione estesa.
"Frankenstein" di Guillermo del Toro è disponibile in streaming su Netflix, in attesa che la sua forma definitiva, completa e senza tagli, trovi finalmente la strada verso il pubblico.