30 Jan, 2026 - 12:15

Caso Manuela Murgia, la sorella: "Il Dna sugli abiti non è di Astero, ma non si può escludere violenza"

Caso Manuela Murgia, la sorella: "Il Dna sugli abiti non è di Astero, ma non si può escludere violenza"

A quasi trentun'anni dai fatti, il caso di Manuela Murgia - trovata morta ai piedi del canyon di Tuvixeddu, nel Cagliaritano, il 5 febbraio 1995 - resta avvolto dal mistero. La perizia del Ris discussa in incidente probatorio nella giornata di ieri, 29 gennaio, ha escluso che il Dna rinvenuto sugli abiti della 16enne appartenga all'allora fidanzato Enrico Astero, oggi indagato per omicidio volontario. Restano però dubbi su vari aspetti. 

La perizia del Ris e il Dna di Enrico Astero 

"Il Dna rilevato sugli indumenti di mia sorella, ma questo noi lo sapevamo già, perché avevamo i risultati, non è compatibile con quello dell'indagato", spiega a Tag24 Elisa Murgia.

"Resta comunque un Dna maschile completo, comparabile - aggiunge - che si unisce a quello femminile completo rinvenuto nella zona della caviglia di Manuela, non attribuibile a nessuno di noi familiari".

Ci sono poi "diversi profili misti, sia maschili che femminili, anch'essi comparabili". Profili che, secondo il genetista Emiliano Giardina, consulente della famiglia, renderebbero necessarie ulteriori verifiche.

"Bisognerebbe fare una scrematura con gli operatori che hanno lavorato il giorno del ritrovamento, quindi comparare il Dna con quello di soggetti che Manuela frequentava", prosegue Murgia.

La speranza dei familiari della 16enne, insomma, è che il pm Guido Pani - a cui il gip Giorgio Altieri ha rimesso la decisione su come procedere - scelga di continuare a indagare, disponendo nuovi accertamenti. 

Le posizioni dei consulenti e la violenza 

Non è solo la questione del Dna a essere centrale. Nel corso dell'incidente probatorio, spiega Elisa, "si è parlato anche delle cause del decesso", che il medico legale incaricato dai familiari, Roberto Demontis, ha attribuito a un possibile investimento. "Secondo noi - spiega la sorella di Manuela - potrebbe esserci stata prima una violenza sessuale". 

"Il generale Luciano Garofano, consulente di Astero, ha sostenuto invece che non ci sarebbero elementi compatibili con uno stupro - continua Murgia - Esistono però diverse violenze. Manuela presentava delle lesioni. Non si può escludere che un eventuale aggressore si sia protetto o che le tracce, dopo trent'anni, si siano semplicemente deteriorate". 

La richiesta della famiglia: allargare il cerchio

Insieme al resto dei familiari - ad assisterli sono gli avvocati Bachisio Mele, Giulia Lai e Maria F. Marras, Elisa si è battuta per anni affinché il caso di Manuela, per due volte archiviato come suicidio, venisse riaperto. 

Tante le perplessità evidenziate, a partire proprio dalle ferite trovate sul cadavere, ritenute incompatibili con una "precipitazione dall'alto". "Ci auguriamo che il pm allarghi il campo", afferma ora.

"Una cosa è certa: si dovrebbe evitare di sminuire la vittima", conclude. L'attuale indagato, difeso dall'avvocato Marco Fausto Piras, continua dal canto suo a proclamarsi innocente.

virgolette
È la fine di un incubo, 

ha dichiarato ieri ai microfoni dei giornalisti presenti fuori dal Tribunale. Anche sulla sua posizione - uscita certo alleggerita dall'udienza - sarà il pubblico ministero ad avere l'ultima parola. 

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