Riformare forze armate per fornire al Paese una difesa al passo con i tempi e con le nuove sfide tecnologiche e geo-politiche.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha presentato in questi giorni al Parlamento la sua riforma dell’esercito con al centro una ‘forza cyber’ specializzati nella gestione delle nuove forme di guerra ibrida e l’ampio utilizzo di forze su base volontaria.
L’Europa si muove su un terreno sempre più instabile, attraversato da conflitti aperti, tensioni ibride e minacce che non arrivano più solo dai confini fisici. Secondo Crosetto, il modello attuale non è più sufficiente a rispondere a un contesto geopolitico profondamente cambiato, dove le guerre non si combattono solo con carri armati e soldati, ma anche con attacchi informatici, disinformazione e pressione strategica continua.
Lo scorso 20 gennaio il primo atto dell’iter della riforma con l’invio della lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ai presidenti delle Commissioni Difesa di Camera e Senato. Un atto politico e istituzionale che anticipa un iter ben scandito.
I lavori tecnici sono già partiti all’interno di un Comitato strategico composto da esperti e rappresentanti delle Forze armate, la cui prima riunione si è tenuta il 16 gennaio. Il compito del Comitato è elaborare una proposta strutturata che tocchi capacità operative, organizzazione del personale, semplificazione delle procedure, sistema delle riserve e dominio cyber.
Il disegno di legge dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri entro marzo, con l’obiettivo dichiarato di avviare subito dopo un esame parlamentare rapido ma approfondito. L’urgenza dei tempi è legata alla necessità di adattarsi velocemente a uno scenario internazionale in continua evoluzione, senza però rinunciare al confronto democratico.
Il cuore della riforma si fonda su alcuni pilastri chiave. Il primo è l’istituzione di una riserva ausiliaria dello Stato, composta da circa 10.000 volontari, con un numero che potrà essere modulato dal Parlamento.
Non si tratterà di una forza da impiegare in prima linea, ma di personale richiamabile “on demand” in situazioni gravi come conflitti, calamità naturali o crisi internazionali.
La platea è ampia: ex militari, militari in congedo, volontari in ferma prefissata, ma anche figure civili qualificate come ex guardie giurate, medici in pensione e professionisti con competenze utili. Tutti saranno reclutati, formati e addestrati periodicamente.
Il secondo pilastro è la creazione di una Forza cyber dedicata, uno dei punti più innovativi del piano. L’Italia, secondo i dati citati dal ministro, subisce in media circa 80 attacchi informatici al giorno provenienti da Paesi come Cina, Russia, Corea del Nord e Iran.
Oggi le competenze in materia di cybersicurezza sono frammentate tra diversi organismi: Presidenza del Consiglio, Farnesina, Difesa, servizi di intelligence e un’Agenzia dedicata.
La riforma punta a fare chiarezza, accorpando le funzioni e rafforzando la resilienza nazionale. La nuova unità cyber dovrebbe contare su almeno 5.000 specialisti, all’interno di un aumento complessivo degli organici di 10-15.000 unità, con il coinvolgimento anche di giovani e hacker etici, chiamati a mettere le proprie competenze al servizio del Paese.
Infine, il piano prevede un incremento generale del personale fino a circa 160.000 unità entro il 2033 per Esercito, Marina e Aeronautica, superando i limiti fissati da norme ormai datate. A questo si aggiunge la razionalizzazione della Sanità militare in un corpo unico a partire dal 2027, per migliorare il supporto al Servizio sanitario nazionale. Una riforma che, nelle intenzioni del governo, rappresenta una scelta strategica decisiva per la sicurezza e la credibilità dell’Italia in un’Europa attraversata da nuovi venti di guerra.