Forse perché i suoi successi professionali non si contano o perché l'ultimo è stato quello di togliere dai guai Matteo Salvini per il caso Open Arms o quello di metterci Ciro Grillo, il figlio del suo vecchio amico Beppe, ma secondo Marco Travaglio, la senatrice della Lega Giulia Bongiorno dovrebbe smettere di fare l'avvocato.
Dopo una storia di successi iniziata con Giulio Andreotti, se il centrodestra vuole proprio separare qualche carriera, dovrebbe concentrarsi su di lei, è la fatwa odierna del direttore del Fatto: dovrebbe scegliere o l'aula di Palazzo Madama o quella dei tribunali.
Frequentando entrambe, secondo Travaglio, Bongiorno va sistematicamente in conflitto d'interessi.
E quindi: oggi Travaglio invita Giulia Bongiorno ad appendere la toga al chiodo.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il fatto che Bongiorno è presidente della commissione Giustizia "vicepresieduta da Ilaria Cucchi" ma contemporaneamente anche avvocato di uno degli ufficiali dei Carabinieri condannati (per ora) per aver depistato le indagini sul pestaggio che nel 2009 uccise Stefano Cucchi, proprio il fratello di Ilaria:
scrive Travaglio
Ora, detto che il lavoro più diffuso tra i parlamentari è proprio quello di avvocato, stando al direttore del Fatto, "il minimo sindacale di una legge sui conflitti d'interessi dovrebbe proibire agli avvocati di difendere i clienti al mattino nelle aule giudiziarie e di legiferare al pomeriggio sul Codice penale e quello di procedura nelle aule parlamentari".
Travaglio, quindi, sostiene che "chi fa politica ha molti onori, ma dovrebbe avere almeno l'onere di interrompere attività professionali in palese conflitto d'interessi".
Gira e rigira, poi, il direttore del Fatto va a parare anche sul referendum del 22 e 23 marzo prossimi sulla riforma della giustizia che vuole separare le carriere dei magistrati giudicanti e di quelli inquirenti:
Secondo Travaglio, "chi viene assistito dalla senatrice parte favorito rispetto a chi non ha un difensore-legislatore"
Per questo, il direttore del Fatto ricorda anche il caso della ragazza del "presunto stupro di Grillo jr", che in primo grado si è vista dare ragione dal giudice a danno del figlio di un suo vecchio amico: Beppe Grillo. Ma, a ben vedere, forse anche qui c'è un piccolo, grande conflitto d'interessi.