29 Jan, 2026 - 18:15

Tommaso Gigliola ucciso a Bari, svolta dopo 24 anni: arrestato un 44enne. Ecco come è stato incastrato

Tommaso Gigliola ucciso a Bari, svolta dopo 24 anni: arrestato un 44enne. Ecco come è stato incastrato

Dopo ventiquattro anni di silenzi e mancate risposte, è arrivato a una svolta il caso di Tommaso Gigliola, il 40enne di Brindisi ucciso nella notte tra il 3 e il 4 maggio 2002 nei pressi dello stadio San Nicola di Bari.

I carabinieri del comando provinciale hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco Pellegrino, oggi 44enne, ritenuto gravemente indiziato di aver partecipato all'omicidio.

L'arresto è stato disposto dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

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Stiamo lavorando sui vecchi casi di omicidio. Tutti devono avere giustizia,

ha spiegato ai giornalisti il procuratore Roberto Rossi. 

L'omicidio dopo una tentata rapina nel 2002

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'omicidio sarebbe avvenuto al culmine di una tentata rapina a mano armata organizzata nei confronti di clienti di prestazioni sessuali a pagamento che frequentavano l'area attorno allo stadio, nota all'epoca per attività del genere. 

Tre, in totale, le persone coinvolte: una di loro avrebbe avuto il compito di fare da esca, attirando Gigliola in una zona isolata e poco illuminata; le altre sarebbero invece intervenute successivamente per derubarlo. 

Un modus operandi ben collaudato. Che quella notte, però, non funzionò. Quando i due si avvicinarono all'auto del 40enne, egli provò infatti a fuggire. Furono così esplosi almeno quattro colpi di pistola. Gigliola morì; gli aggressori rovistarono a quel punto all'interno del veicolo e lo spostarono di alcune centinaia di metri, abbandonandolo.

Le dichiarazioni del complice pentito del 44enne

La svolta è arrivata quando Giovanni Antonacci, nel frattempo diventato collaboratore di giustizia, ha deciso di parlare, fornendo agli investigatori una ricostruzione dettagliata della dinamica dei fatti, dei ruoli ricoperti dai vari partecipanti e delle fasi successive al delitto. Sono state così riaperte le indagini, che si sono avvalse di intercettazioni e servizi di osservazione. 

Le impronte sull'auto e gli accertamenti 

A incastrare Pellegrino (il terzo componente della banda, Giuseppe Falco, è morto nel 2015 in un agguato), anche gli accertamenti condotti dal Ris di Roma, che, sulla base di 20 e 39 punti caratteristici corrispondenti, hanno attribuito al mignolo e al palmo della sua mano destra due impronte repertate sulla fiancata sinistra dell'auto della vittima, una Fiat Punto blu.

Si tratta di tracce che, secondo gli inquirenti, furono lasciate nell'atto di spostare la vettura e il corpo del 40enne. Da qui la richiesta della misura di custodia cautelare. L'uomo, con precedenti, è accusato ora di omicidio in concorso, aggravato dai motivi abietti, dalle condizioni di minorata difesa e dal fine di eseguire una rapina a mano armata.

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