Droghe e gioco d’azzardo sono spesso raccontati come fenomeni lontani, marginali o legati a contesti estremi. Eppure, negli ultimi anni, queste forme di dipendenza hanno assunto contorni sempre più vicini alla quotidianità degli studenti universitari. Complici lo stress accademico, la precarietà economica e una normalizzazione culturale di certi comportamenti, il confine tra svago e rischio si fa sempre più sottile.
Quando si parla di droghe nel contesto universitario, l’immaginario collettivo tende a concentrarsi sulle sostanze illegali. In realtà, il panorama è più ampio e complesso. Accanto a cannabis e stimolanti, cresce l’uso improprio di farmaci come ansiolitici e psicostimolanti, spesso assunti per “reggere” ritmi di studio intensi o per migliorare la performance durante gli esami. Questi consumi vengono frequentemente minimizzati, percepiti come temporanei o funzionali. Tuttavia, il rischio di sviluppare una dipendenza o di compromettere la salute mentale è tutt’altro che trascurabile. La pressione a essere sempre produttivi e competitivi contribuisce a rendere accettabili comportamenti che, a lungo termine, possono avere conseguenze serie.
Se l’uso di sostanze è un fenomeno noto, il gioco d’azzardo rappresenta una dipendenza spesso invisibile. Slot machine, scommesse sportive online e giochi digitali sono facilmente accessibili e sempre più integrati nella vita quotidiana. La possibilità di giocare dal proprio smartphone, in qualsiasi momento, rende il confine tra intrattenimento e dipendenza particolarmente fragile.
Tra gli studenti universitari, il gioco d’azzardo viene talvolta vissuto come un modo per evadere dallo stress o per tentare di risolvere difficoltà economiche. In realtà, le perdite finanziarie e il senso di colpa che ne derivano possono alimentare un circolo vizioso difficile da interrompere, con ripercussioni sul rendimento accademico e sulle relazioni personali.
Le dipendenze, siano esse legate a sostanze o al gioco, non restano mai circoscritte alla sfera individuale. Calo della concentrazione, assenze frequenti, isolamento sociale e difficoltà economiche sono solo alcune delle conseguenze più comuni. A livello emotivo, ansia, depressione e perdita di autostima accompagnano spesso questi comportamenti, rendendo ancora più complesso chiedere aiuto.
In ambito universitario, dove il successo è spesso misurato in termini di risultati e tempi di percorrenza, ammettere una difficoltà legata a una dipendenza può essere vissuto come una sconfitta personale. Questo contribuisce al silenzio e al ritardo nell’accesso ai servizi di supporto.
Affrontare il tema delle droghe e del gioco d’azzardo richiede un approccio che vada oltre la stigmatizzazione. Informazione, prevenzione e accesso a servizi di ascolto sono strumenti fondamentali per intercettare il problema prima che diventi cronico. Molti atenei stanno iniziando a promuovere campagne di sensibilizzazione e sportelli dedicati, ma il percorso è ancora lungo.
Riconoscere che anche l’università è uno spazio in cui possono svilupparsi dipendenze è il primo passo per contrastarle. Droghe e gioco d’azzardo non sono solo una questione individuale, ma un tema che riguarda l’intera comunità accademica. Parlane apertamente significa creare un ambiente più consapevole, capace di tutelare non solo la formazione, ma anche il benessere degli studenti.
Uno degli ostacoli principali nella lotta alle dipendenze è la difficoltà nel riconoscere il problema e nel chiedere supporto. Tra gli studenti universitari, il timore del giudizio e la paura di compromettere la propria immagine personale o accademica portano spesso a nascondere comportamenti a rischio. Droghe e gioco d’azzardo vengono così vissuti in solitudine, aumentando il senso di isolamento e rendendo più difficile interrompere il circolo della dipendenza.
Promuovere una cultura in cui chiedere aiuto sia considerato un atto di responsabilità, e non di fragilità, è fondamentale. Servizi di supporto psicologico, sportelli di ascolto e associazioni studentesche possono rappresentare un primo punto di contatto per chi vive una situazione di disagio.
A cura di Matilde Fastella