Nel pieno delle proteste e delle tensioni a Minneapolis dopo l’uccisione di due manifestanti da parte di agenti federali, la strategia dell’ex presidente Donald Trump per contrastare un possibile impeachment e influenzare le elezioni di metà mandato assume toni sempre più complessi e divisivi. Secondo autotevoli fonti di intelligence, il tycoon starebbe cercando di aumentare lo scontro politico per consolidare la sua base elettorale e non solo.
Le proteste scoppiate a Minneapolis sono nate dopo la morte di Alex Jeffrey Pretti, infermiere di 37 anni, ucciso a colpi di arma da fuoco da agenti della United States Border Patrol durante una manifestazione contro i raid dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Questo evento ha suscitato indignazione nazionale e ha spinto critiche bipartisan all’uso delle forza federali nelle città.
In risposta, Trump ha annunciato una “piccola de-escalation” delle operazioni federali in Minnesota, definendo il cambiamento “non una ritirata ma un aggiustamento” e spostando il comando delle operazioni a Tom Homan, lo “zar dei confini” con fama di dura linea sulle politiche migratorie.
Critici di Trump, tra cui il senatore democratico Chris Murphy, sostengono che la presenza di ICE e Border Patrol non sia soltanto un effetto delle sue politiche anti-immigrazione ma un progetto calcolato per provocare conflitti sociali e deporre le basi per giustificare misure straordinarie, come la legge marziale, per contrastare l’impeachment e condizionare le elezioni di midterm. Queste affermazioni evidenziano la polarizzazione estrema del dibattito politico negli Stati Uniti.
L’idea che Trump punti a innalzare il livello dello scontro per disinnescare eventuali indagini di un Congresso controllato dai Democratici è stata discussa da fonti di intelligence e commentatori politici. In sostanza, si teme che l’instabilità possa servire come pretesto per manovre istituzionali eccezionali, ovvero la legge marziale e di conseguenza lo stop alle elezioni di metà mandato.
Oltre alla dinamica sul territorio, Trump sta spingendo su altri fronti per consolidare il controllo elettorale. Tra le richieste rivolte agli Stati a maggioranza repubblicana (come Ohio, Missouri, Carolina del Nord, Texas e Florida) c’è quella di ridisegnare le mappe dei collegi elettorali in modo da ridurre l’influenza dei Democratici. Questa mossa, nota come gerrymandering, è spesso criticata da opposti schieramenti per la sua potenziale distorsione del principio democratico.
Un altro elemento della strategia è l’attacco alla possibilità di voto per posta, strumento utilizzato prevalentemente dagli elettori di sinistra. Limitare o abolire il voto postale potrebbe ridurre significativamente la partecipazione di fasce demografiche favorevoli ai Democratici, influenzando l’esito delle elezioni di metà mandato.
Tra le ipotesi più contestate c’è la possibilità di dispiegare agenti dell’ICE e della Guardia Nazionale nei seggi elettorali con la motivazione ufficiale di garantire la sicurezza. Secondo diversi osservatori, questa misura potrebbe avere l’effetto indiretto di intimidire elettori nei collegi a maggioranza democratica, soprattutto tra comunità minoritarie e inadatte a un clima elettorale sereno.
Un’altra rivendicazione al centro delle polemiche riguarda l’uso della procuratrice generale Pam Bondi e della sua richiesta di collegare il ristabilimento della normalità in Minnesota alla consegna di dati personali di milioni di elettori. Secondo le stesse fonti, questa sarebbe una mossa per “blindare” le elezioni di midterm, anche se il governo statale ha rifiutato fermamente di cooperare rendendo vano il tentativo.
Tutte queste dinamiche avvengono nell’anno in cui gli Stati Uniti celebrano il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, un simbolo storico di democrazia e libertà. Tuttavia, le tensioni sociali e istituzionali attuali riflettono una profonda polarizzazione nazionale che molti analisti temono possa lasciare cicatrici durature nel sistema politico americano.