Il Natale è un periodo di luci, musica e riti che si ripetono anno dopo anno. Ma se c’è qualcosa che davvero racconta chi siamo, è ciò che mettiamo a tavola. Basta spostarsi di qualche migliaio di chilometri o a volte, anche solo di qualche regione, per scoprire che il menù natalizio è un vero e proprio mosaico di identità diverse.
Nel contesto universitario, dove convivono studenti internazionali, questa varietà è ancora più evidente: ognuno porta con sé profumi, ricette e ricordi che rendono le feste un momento di condivisione globale. In questo piccolo viaggio culinario attraverseremo continenti e tradizioni, scoprendo come si festeggia il Natale con forchette molto diverse tra loro.
In Italia il Natale è una maratona gastronomica. Si parte dalla Vigilia, spesso a base di pesce, e si arriva al gran pranzo del 25, dove dominano tortellini in brodo, lasagne, bolliti e arrosti. Ogni regione rivendica la sua specialità: in Puglia ci sono le cartellate ricoperte di miele o vincotto, in Veneto il baccalà mantecato, in Campania il tradizionale capitone. Il panettone e il pandoro chiudono il cerimoniale, accompagnati da litri di spumante e da quell’immancabile discussione su quale dei due sia “il vero dolce di Natale”.
Oltre Manica, il protagonista assoluto è il tacchino arrosto servito con patate croccanti, gravy e stuffing. Il momento più scenografico arriva con il Christmas pudding: un dolce denso, speziato, avvolto nella tradizione vittoriana, spesso servito flambé con brandy. È una tradizione che unisce ritualità e leggenda — qualcuno nasconde ancora una monetina nel pudding, come augurio di buona fortuna.
In Messico il Natale profuma di spezie, mais e sapori decisi. I tamales, avvolti in foglie di mais, sono immancabili come il bacalao a la vizcaína, eredità della cucina spagnola. Non manca la ensalada de Nochebuena, un piatto variopinto che mette insieme barbabietole, agrumi e melograno. Le feste sono un mix di spiritualità e convivialità, con grandi riunioni familiari che si protraggono fino a tarda notte.
In un Paese dove il Natale non ha radici cristiane profonde, il 25 dicembre si è trasformato in una festa pop fatta di addobbi, luci e… KFC. Tutto nasce da una campagna degli anni Settanta, diventata negli anni una tradizione nazionale. Le famiglie prenotano in anticipo i loro “bucket natalizi”, trasformando il pollo fritto in un simbolo delle feste. Un modo diverso, ma perfettamente giapponese, di reinterpretare il Natale.
In Repubblica Ceca il Natale ha un sapore unico. Il piatto tradizionale della Vigilia è la carpa fritta accompagnata da insalata di patate, un abbinamento che potrebbe sorprendere chi non è del posto ma che per i cechi è irrinunciabile. Famosa è anche l’usanza di acquistare la carpa viva e tenerla in vasca fino al giorno della preparazione.
A completare il tutto, una vasta produzione di dolcetti natalizi (cukroví): biscotti burrosi, speziati, spesso preparati in famiglia nelle settimane precedenti e conservati come piccoli tesori. Le feste cecoslovacche uniscono ritualità, silenzio, folklore e profumi di vaniglia e cannella.
Le tradizioni culinarie di Natale, per quanto diverse, raccontano lo stesso bisogno universale: riunirsi, condividere, sentirsi parte di qualcosa. Per molti studenti, soprattutto quelli che passano le feste lontano da casa, scoprire i piatti degli altri è un modo per creare nuovi legami e sentirsi un po’ meno soli. Perché, alla fine, che si tratti di tacchino, pollo fritto o tortellini in brodo, il Natale è soprattutto una questione di calore umano.
A cura di Matilde Fastella