Ci sono ancora dubbi sulla morte di Patrizia Nettis, la giornalista di 41 anni trovata impiccata nella sua abitazione di Fasano il 29 giugno 2023. I familiari, assistiti dall'avvocato Giuseppe Castellaneta, lo hanno sempre pensato e si erano infatti opposti alla richiesta di archiviazione delle indagini avanzata dalla Procura, che ieri, 28 gennaio 2026, la gip del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, ha rigettato, disponendo nuovi accertamenti.
La giudice ha in pratica accolto l'opposizione presentata dai genitori di Patrizia, ritenendo necessari ulteriori approfondimenti investigativi su alcuni aspetti non del tutto chiariti. Una decisione che riapre il fascicolo e rimette al centro dell'inchiesta le ore precedenti al ritrovamento del corpo della giornalista, avvenuto la mattina del 29 giugno 2023.
"Il pm ha ritenuto di poter risalire all'ora del decesso sulla base della sua inattività sui social", spiega a Tag24 l'avvocato Castellaneta. Ha considerato cioè il fatto che a partire dalle 2.20 di quella notte la donna non rispose più a chiamate e messaggi. "Criterio che - sempre secondo il legale - è ai limiti del risibile". Perplessità evidenziata anche dalla gip.
I nuovi accertamenti riguarderanno principalmente i telefoni cellulari dei due uomini che ebbero contatti con Patrizia nelle ore precedenti alla sua morte: un imprenditore, tuttora indagato per istigazione al suicidio e atti persecutori, e il sindaco di Fasano, che risulta nel fascicolo solo come "persona informata sui fatti".
"Non si tratta di una perizia in senso stretto - chiarisce l'avvocato Castellaneta - ma di una verifica tecnica sulle celle e sugli indirizzi IP". Un passaggio fondamentale per ricostruire dove siano stati i due dopo aver salutato la donna; la loro posizione, insomma, "a cui, attraverso i soli tabulati telefonici, non è possibile risalire con certezza".
La gip ha disposto inoltre un supplemento di consulenza tecnica sul telefono di Patrizia, ancora sotto sequestro. Si tratta, di fatto, di un nuovo esame, poiché il precedente non ha prodotto risultati. Grazie all'utilizzo di software di più recente produzione, i consulenti tenteranno di recuperare i dati presenti nel dispositivo.
Accertamento che, secondo la parte civile, potrebbe anche rivelarsi decisivo. "Potrebbe darci risposte importanti su ciò che è accaduto quella notte, anche considerando che l'indagato aveva cancellato mesi di messaggi", spiega l'avvocato Castellaneta. Il limite massimo fissato è di 90 giorni.
Solo allora la gip valuterà se disporre la riesumazione della salma della giornalista per l'autopsia; richiesta che la famiglia avanza da tempo, convinta che la donna non si sarebbe mai tolta la vita. "Riteniamo che sia uno strumento istruttorio fondamentale per stabilire la verità", ribadisce il legale. "I familiari della 41enne? Sono fiduciosi".