29 Jan, 2026 - 11:30

"Marty Supreme": Timothée Chalamet interpreta l'hustler più scalmanato di New York

"Marty Supreme": Timothée Chalamet interpreta l'hustler più scalmanato di New York

Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nei club clandestini del Lower East Side di Manhattan, un adolescente dalla lingua lunga imparava a giocare a pingpong e a fare soldi scommettendo su se stesso. Quel giovane si chiamava Martin Reisman, detto Marty, e sin da bambino i suoi pensieri correvano così veloci da stare sempre un passo avanti a quelli degli altri. Marty, nato a New York da una coppia di ebrei aschenaziti, Sarah e Morris Reisman, possedeva una figura esile e una statura limitata, ma la mente tattica e una dialettica inarrestabile dall’umorismo senza freni. 

Diventato in pochissimo tempo uno straordinario giocatore di tennistavolo hardbat, ovvero utilizzando solo racchette lisce, senza gomma, ma provenendo da una famiglia poco facoltosa, iniziò a sfruttare il suo incredibile talento e il suo intelletto sopraffino per guadagnare più dollari possibili, fregando gli avversari. La sua strategia preferita era quella di individuare gli sfidanti, prima osservandoli per identificare i punti deboli e i punti di forza, per poi organizzare una partita, fingendosi timido, non molto capace, gareggiando inizialmente in modo dimesso per indurre gli spettatori a scommettere il più possibile. Una volta raggiunta una bella cifra, cominciava a giocare al massimo delle sue potenzialità, sfruttando inoltre dei piccoli trucchi psicologici, parlando moltissimo, provocando, o simulando insicurezza o arroganza in base al bersaglio, per far capitolare l’avversario.

Vinse cinque volte il campionato mondiale hardbat, divenne due volte campione USA, continuò ad accaparrarsi titoli finanche dopo i settant’anni, gareggiando con giocatori molto più giovani, e fu inserito nella USA Table Tennis Hall of Fame. La sua vita fu piena di eccessi, di stramberie e colpi di testa. Si sposò due volte ed ebbe una figlia, di nome Debbie, dalla prima moglie Geri Falk. Hustler leggendario anche al di fuori del tennistavolo, scommettendo pure su biliardo e poker, nel 1974 pubblicò The Money Player: The Confessions of America’s Greatest Table Tennis Champion and Hustler, un’autobiografia apprezzata ancora oggi da moltissimi, perché non raccontava solo lo sport che lo rese celebre, ma parlava anche di realismo e povertà, mostrando l’America “dal basso”.  

E dunque un’esistenza così mitica non poteva che essere perfetta per la trama di un film. Nel 2018 il cineasta Josh Safdie, conosciuto a livello internazionale per la sua ampia collaborazione artistica col fratello gemello Benny Safdie, ha ricevuto in regalo da sua moglie Sara Rossein una copia di The Money Player. Appassionandosi all’istante a un personaggio così accattivante e pieno di energia, il primo pensiero di Safdie è stato quello di poterne fare il soggetto per un lungometraggio intenso e divertente. Collaborando con lo sceneggiatore statunitense Ronald Bronstein per la creazione di una sceneggiatura inedita e romanzata, l’idea era di prendere ispirazione dalla vita di Reisman, ma senza farne un biopic o un documentario. Ciò che ha acceso la fantasia del regista è stato il vedere Marty come l’incarnazione di chi insegue un sogno a tutti i costi senza ricevere il sostegno di nessuno, e come modello di individualismo assoluto. Inoltre, essendo nato nella grande Mela, ha percepito un legame istintivo con quella storia, riconoscendo delle similitudini coi personaggi borderline tra i quali è cresciuto nel Lower East Side di Manhattan.

Josh Safdie, sinora conosciuto soprattutto per le opere Good Time (2017) e Diamanti grezzi (2019), girate in collaborazione col fratello, si contraddistingue da sempre per uno stile registico energico e caotico, gettando lo spettatore nell’universo del protagonista a ritmo serrato, dando quasi l’impressione di venire risucchiato in un vortice psichedelico al centro dello schermo. E anche Marty Supreme, il suo secondo lungometraggio solista, è caratterizzato da una regia scalmanata, discostandosi dalle pellicole sportive tradizionali. Il ruolo principale è stato assegnato a Timothée Chalamet, al quale Safdie aveva già presentato il progetto nel 2018, facendo notare all’attore che la sua fisicità poteva sposarsi bene col personaggio. Chalamet ha iniziato poi ad allenarsi a tennistavolo, servendosi dell’aiuto di alcuni campioni agonistici, ad esempio, Diego Schaaf e Wei Wang.

Le riprese si sono svolte a New York, tra settembre e novembre 2024. L’opera è stata presentata in anteprima il 6 ottobre 2025 al 63º New York Film Festival e 26 novembre 2025 al 43º Torino Film Festival, e distribuita nelle sale italiane dal 22 gennaio 2026. Ambientato nella New York degli anni ’50, lo sviluppo narrativo di Marty Supreme viaggia velocissimo come una pallina da pingpong contesa fra due racchette. La fotografia, che si contraddistingue con toni caldi e scuri, con sfumature del marrone e dell’ocra, è stata assegnata a Darius Khondji, stimato direttore della fotografia di lunga data, conosciuto anche per aver curato le immagini di Seven (1995) di David Fincher, La città perduta (1995) di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro, de La Nona Porta (1999) di Polański, e diversi lungometraggi di Woody Allen.

Per quanto il ritmo sia un po’ troppo sopra le righe, con una costante sensazione di corsa al cardiopalma, Marty Supreme è quello che si può definire un vero film da cinema: intrattenimento puro e livello qualitativo alto. La storia in sé non l’ho trovata così interessante, ma non si può non riconoscerne la capacità di divertire. 3,8 stelle su 5.

LEGGI ANCHE