Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha inviato la portaerei USS Abraham Lincoln nel Medio Oriente. Trump ha mantenuto aperta la possibilità di un’azione militare, pur ribadendo la disponibilità a negoziare.
Il 26 gennaio 2026, la portaerei USS Abraham Lincoln e tre navi che la accompagnano sono state dispiegate in Medio Oriente. Lo ha annunciato il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) sui social media. Questa mossa porta migliaia di militari nella regione in un momento di crescenti tensioni con l’Iran. Il CENTCOM ha dichiarato che le forze americane sono “attualmente schierate … per promuovere la sicurezza e la stabilità regionali”.
Sailors aboard USS Abraham Lincoln (CVN 72) perform routine maintenance as the aircraft carrier sails in the Indian Ocean, Jan. 26. The Abraham Lincoln Carrier Strike Group is currently deployed to the Middle East to promote regional security and stability. pic.twitter.com/dkuN946hce
— U.S. Central Command (@CENTCOM) January 26, 2026
Donald Trump aveva precedentemente minacciato che avrebbe potuto ordinare un’azione militare contro l’Iran se avessero effettuato esecuzioni di massa di prigionieri o avessero ucciso manifestanti pacifici durante la repressione delle proteste.
In seguito, però, ha ridimensionato la sua retorica perché l’Iran sembrava aver sospeso la decisione di impiccare 800 manifestanti detenuti. Tuttavia, Trump ha poi lasciato intendere che un’azione militare è ancora possibile, inviando il gruppo di portaerei nella regione “per ogni evenienza”. Sembrerebbe che Trump voglia mantenere aperte le sue opzioni.
Il 28 gennaio il presidente statunitense ha rilanciato la minaccia di un’azione militare contro l’Iran. In un post su Truth Social, Trump ha affermato che un’“imponente armata” si sta dirigendo verso il paese, descrivendo la flotta come più grande di quella inviata in altre operazioni e pronta a compiere rapidamente la sua missione, se necessario.
Tuttavia, Trump ha anche lasciato intendere che gli Stati Uniti sono aperti ai colloqui. “Speriamo che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo giusto ed equo, niente armi nucleari, che sia vantaggioso per tutte le parti”, ha scritto il presidente sulla sua piattaforma social.
Il leader americano ha poi aggiunto, citando attacchi statunitensi contro impianti nucleari iraniani avvenuti nel giugno 2025, che se l’Iran rifiutasse di negoziare, le conseguenze sarebbero gravi e più pesanti di quelle passate.
Mentre le tensioni aumentano, ulteriori dettagli restano poco chiari.
Le proteste in Iran sono scoppiate, il 28 dicembre 2025, in seguito uno sciopero dei commercianti che si sono trasformate in manifestazioni diffuse contro il regime. Le autorità hanno imposto un blackout di internet per diversi giorni.
⚠️ Update: 20 full days after #Iran imposed a national internet blackout, most ordinary users still face heavy filtering and intermittent service under a whitelist system despite a significant increase in internationally visible networks and datacenters. pic.twitter.com/5QpbmfZnaT
— NetBlocks (@netblocks) January 28, 2026
Secondo stime dell’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency del 27 gennaio, il bilancio delle vittime è salito oltre i 6.200 morti, anche se i dati di varie organizzazioni restano divergenti e difficili da confermare autonomamente.