Quando un mito del cinema decide di raccontare se stesso prima ancora di diventare leggenda, il risultato è una storia che profuma di sogni, fatica e testardaggine. "I Play Rocky" arriva come un regalo perfetto per chi ama il cinema che nasce dal basso e punta dritto al cuore del pubblico.
Amazon MGM Studios annuncia l’uscita con una strategia che guarda dritto alla memoria collettiva: debutto limitato il 13 novembre 2026 e arrivo nazionale il 20 novembre 2026, a un soffio esatto dai cinquant’anni dall’uscita di "Rocky" nel 1976.
Un tempismo che non passa inosservato e che trasforma il film in un vero evento celebrativo.
Il calendario non è casuale e nemmeno timido. Portare "I Play Rocky" in sala negli stessi giorni in cui, mezzo secolo prima, nasce il mito di Rocky Balboa significa invitare più generazioni nello stesso posto, con lo stesso biglietto emotivo in mano.
L’uscita limitata del 13 novembre serve a scaldare il terreno, mentre il lancio nazionale del 20 novembre punta dritto al grande pubblico, quello delle famiglie, degli appassionati di sport movie e dei fan storici della saga.
Dietro la macchina da presa c’è Peter Farrelly, regista di Green Book, che qui cambia registro ma non perde il gusto per le storie di riscatto.
La sceneggiatura porta la firma di Peter Gamble e si concentra su un periodo cruciale: quello in cui Sylvester Stallone, ancora lontano dalla fama, prova a far credere al mondo - e soprattutto ai produttori - che la sua storia merita di diventare un film.
Il racconto segue la nascita di Rocky non come favola patinata, ma come percorso pieno di porte chiuse, audizioni che non portano da nessuna parte e compromessi che non arrivano mai.
La scelta di uscire a novembre, nel cuore della stagione dei premi, inserisce il film anche nella conversazione più ampia sul cinema d’autore che parla al grande pubblico, con una data che profuma di prestigio senza rinunciare al richiamo popolare del titolo.
A interpretare il giovane Stallone c’è Anthony Ippolito, chiamato a incarnare non solo l’attore, ma anche lo sceneggiatore che difende la propria idea con i denti. Attorno a lui prende forma una vera galleria di volti che rappresentano pezzi di storia del cinema sportivo:
Nel cast compaiono anche Matt Dillon nel ruolo del padre di Stallone, Frank Stallone Sr., e AnnaSophia Robb come Sasha Czack, compagna di vita dell’attore in quegli anni.
La scelta di mostrare non solo il set, ma anche la dimensione privata, rafforza l’idea di un film che parla di cinema ma anche di relazioni, sacrifici e ostinazione quotidiana.
Una prima immagine ufficiale diffusa nell’ottobre 2025 mostra Ippolito che corre sulla spiaggia con il cane Butkus, richiamo diretto a una delle sequenze più iconiche di "Rocky".
Non è solo fan service: è un modo per dire che qui si racconta l’origine di un immaginario che ancora oggi vive di quelle immagini.
Il posizionamento di novembre porta "I Play Rocky" a convivere con altri titoli forti in uscita nello stesso periodo, tra blockbuster e film da premi.
È una zona del calendario dove convivono la corsa agli Oscar e il grande pubblico, e il film di Farrelly prova a parlare a entrambi. Da un lato c’è il biopic classico, con performance attoriali che puntano al riconoscimento della critica; dall’altro c’è un marchio che richiama immediatamente il grande cinema popolare.
Il confronto con la saga di "Creed" resta inevitabile. Dopo tre film con Michael B. Jordan nei panni di Adonis Creed, il franchise continua a espandersi anche senza la presenza fissa di Stallone sullo schermo.
Jordan dichiara più volte di essere aperto a un "Creed 4", a patto di trovare una storia davvero forte. "I Play Rocky" si muove su un altro piano: non è sequel, non è reboot, ma racconto delle origini, e questo lo rende accessibile anche a chi non conosce tutti i capitoli della saga.