Era la sera del 23 marzo del 1998 quando Ben Affleck e Matt Damon venivano premiati con un Oscar per la migliore sceneggiatura originale del film Will Hunting – Genio ribelle, alla 70ª cerimonia degli Academy Awards. All’epoca, ancora giovanissimi, avevano 25 e 27 anni ed erano già riusciti a portare sul grande schermo un capolavoro che tutt’oggi vive nella memoria di milioni di persone. Ma l’aspetto più affascinante della vicenda è indubbiamente il percorso che la vita dei due artisti ha compiuto per portarli a quella vittoria.
Benjamin Géza Affleck-Boldt, conosciuto come Ben, nato a Berkeley il 15 agosto 1972, e Matthew Paige Damon, detto Matt, nato a Cambridge l’8 ottobre 1970, sono diventati amici quando erano bambini. Cresciuti nello stesso quartiere di Cambridge, in Massachusetts, sin da piccoli hanno sviluppato entrambi la passione per la recitazione. Tant’è che in adolescenza cominciarono a viaggiare alla volta di New York per presentarsi insieme alle audizioni, benché Affleck avesse già ottenuto una parte in un film all’età di nove anni.
Intorno al 1992 Matt studiava presso l’università di Harvard e scrisse la prima stesura di Will Hunting, come compito accademico per il corso di scrittura drammatica. Al centro della narrazione c’era un ragazzo di nome Will, un genio della matematica, che viveva al di sotto delle sue capacità, lavorando come addetto alle pulizie al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Nella trama era presente una forte componente thriller e d’azione, con spie governative interessate al genio del protagonista. Quando Ben lesse il copione, però, si rese conto che la parte interessante era il ragazzo e non tanto la matematica. Si misero dunque a riscrivere il soggetto, traendo ispirazione per i dialoghi da esperienze vissute da loro stessi.
Ultimata la sceneggiatura, cominciarono a cercare una casa di produzione cinematografica interessata a produrla e si imbatterono in Rob Reiner, presidente della Castle Rock Entertainment, che però voleva stravolgere il copione e imporre degli attori già noti per i ruoli protagonisti, mentre l’intento di Affleck e Damon era di interpretare loro stessi le parti principali. Quindi si ritirarono dal progetto e continuarono a cercare. Ed ecco che a quel punto subentrò la Miramax, ahimè fondata dal predatore sessuale Harvey Weinstein, ai tempi ancora non formalmente accusato e condannato da una corte giuridica.
Stringendo un accordo ufficiale, secondo il quale Ben e Matt mantenevano il controllo creativo e una parte ciascuno nel film, Gus Van Sant venne scelto come regista. L’ingresso di Robin Williams nel progetto però fu la vera svolta, che diede l’impulso decisivo per trasformare un progetto già solido in un autentico capolavoro. L’amicizia di Ben Affleck e Matt Damon da allora è rimasta solida come se fossero due pezzi di metallo saldati insieme, sopravvivendo anche ai gravi problemi di alcolismo del primo e ai conseguenti ricoveri presso delle strutture riabilitative. Le loro carriere artistiche non si sono mai davvero separate, continuando, nel tempo, a recitare e a collaborare insieme.
Ed eccoci arrivare dunque a The Rip – Soldi sporchi, il nuovo lungometraggio coprodotto da entrambi e distribuito da Netflix a partire dal 16 gennaio 2025, che li vede recitare fianco a fianco in un poliziesco d’azione. Diretto dal cineasta di Sacramento Joe Carnahan, al centro della narrazione ci sono due agenti della Tactical Narcotics Team di Miami che indagano sull’assassinio della loro capitana. Dopo aver ricevuto una soffiata anonima su una presunta somma di denaro, nascosta in una casa di periferia, che potrebbe essere connessa all’omicidio, organizzeranno una perquisizione a sorpresa. L’effettivo ritrovamento di svariati milioni di dollari metterà a dura prova la fiducia tra i colleghi, uniti, al di fuori dal lavoro, da un legame d’amicizia fraterno.
Carnahan, cineasta crime da sempre, pare essere ossessionato dalla rappresentazione di gruppi che si disgregano all’interno di storie poliziesche di corruzione. Il suo cinema ruvido, “sporco”, è contraddistinto da un forte uso della fisicità come mezzo d’attacco nell’incedere della tensione. Nel caso di The Rip – Soldi sporchi si gioca molto sul sospetto interno in una sceneggiatura corale. La fotografia desaturata crea un’atmosfera claustrofobica, mentre colonna sonora e montaggio enfatizzano l’accrescere della paranoia.
Non è però un lungometraggio innovativo e originale: decine e decine di pellicole simili sono già state portate sul grande e sul piccolo schermo. Non è dunque un progetto ambizioso e da questo si capisce la scelta di distribuirlo direttamente su una piattaforma di streaming senza passare dal botteghino. Però, per quanto si tratti di un film commerciale, relegato al semplice intrattenimento, il livello qualitativo non è male. Ad ogni modo, riempie sempre il cuore vedere il duo Affleck/Damon in scena; è come se fossero dei lontani cugini, un po’ scapestrati, che non vedi mai, ma ai quali vuoi un mondo di bene. 3,2 stelle su 5.