27 Jan, 2026 - 18:39

"Cime Tempestose", la verità sui costumi che hanno tanto fatto discutere

"Cime Tempestose", la verità sui costumi che hanno tanto fatto discutere

Soffia una tempesta sulle brughiere dello Yorkshire, ma non è meno forte quella scatenata dai commenti degli utenti che hanno visto i costumi di "Cime Tempestose". Il film diretto da Emerald Fennell con Margot Robbie ha subito accuse di anacronismo, specie in relazione ai costumi. Gli outfit sono stati duramente criticati da molti che si dicono lettori del romanzo di Emily Brontë. Insulti e appellativi come “orribili” sono fioccati in seguito all'uscita del teaser, del trailer e delle prime clip.
Ma cosa c’è davvero dietro queste scelte? È intervenuta la stessa costumista.

Cime Tempestose perché i costumi non sono “fedeli” all’epoca

Si parte dalle intenzioni. La nuova versione di "Cime Tempestose" non punta alla ricostruzione museale dell’età georgiana. Si sa, ormai dalle prime anticipazioni, che vedremo una reinterpretazione dichiaratamente libera del romanzo. Lo stesso vale per la parte dedicata ai costumi, che mette insieme silhouette storiche, citazioni contemporanee e dettagli volutamente spiazzanti.

Nelle interviste, la costumista Jacqueline Durran spiega di aver usato la ricerca d’archivio come base, per poi spingersi verso un linguaggio più simbolico che realistico.

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I nostri riferimenti spaziavano dall'epoca elisabettiana a quella georgiana e vittoriana, dai dipinti e dagli abiti storici alla moda contemporanea e alle rappresentazioni dei costumi d'epoca nei film del XX secolo. La sfida era distillare tutto questo in look che raccontassero la storia che Emerald voleva raccontare.

Ha dichiarato la costumista.

Corsetti slacciati, gonne meno voluminose del previsto, tessuti che sembrano più moderni dell’epoca di Emily Brontë: tutto vuole tradurre il tumulto interiore dei personaggi.

I costumi chiave di “Cime Tempestose” 2026 e il loro significato

Dai primi contenuti diffusi sul film, nei costumi di "Cime Tempestose" 2026 notiamo subito alcune creazioni emblematiche, concepite dalla costume designer Jacqueline Durran per raccontare soprattutto il personaggio di Cathy.

 

L’outfit da notte di nozze, in particolare, mostra trasparenze, linee a sbuffo e dettagli gioiello che richiamano sia abiti storici sia visioni da passerella contemporanee; secondo quanto spiegato dalla stessa Durran, questo insieme di riferimenti serve a esprimere la conflittualità interiore di Cathy, che non è la classica eroina romantica ma una figura più moderna, temeraria, pronta a infrangere le convenzioni del proprio tempo.

Il rosso acceso, invece, che prevale in molti dei suoi outfit – dalla gonna ampia che ricorda il vestito di "Via col vento" alla sovrapposizione con mantella sanguigna – rappresenta cromaticamente il desiderio, la ribellione e la violenza emotiva che attraversano tutta la storia.

Infine, i famosi abiti percepiti come in “latex” – in realtà costruiti con altri tessuti riflettenti ma intenzionalmente estremi – mettono in risalto l'intenzione del film di spingere il costume oltre il naturalismo per trasformarlo in un simbolo.


I tagli asimmetrici e le silhouette che sfidano le regole dell’età georgiana, quindi, non sono affatto errori. È tutto voluto.

Si è anche parlato dell’abito in stile lattaia tedesca di Cime tempestose 2026 introduce per la prima volta Cathy. La silhouette è pensata per “sembrare proprio un costume”, richiama il tradizionale dirndl con corpino strutturato e gonna ampia, ma viene esasperato da proporzioni teatrali e dettagli moderni per fondere moda contemporanea, cenni d’epoca e glamour da Old Hollywood. 

Per la prima notte di nozze, Cathy indossa un completo molto trasparente che la fa sembrare un “pacchetto regalo” da aprire, più che una sposa dell’Ottocento. L’idea viene da una foto anni ’50 di una donna avvolta nella plastica: nel film diventa un abito leggero e lucido che fascia il corpo e la fa apparire esposta, quasi come un oggetto in mostra.

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