26 Jan, 2026 - 15:54

Anguillara, dal femminicidio di Federica al suicidio dei suoceri: l’analisi della criminologa Cortese

Anguillara, dal femminicidio di Federica al suicidio dei suoceri: l’analisi della criminologa Cortese

Federica Torzullo, 41 anni, è stata uccisa a coltellate dal marito Claudio Carlomagno - che l'ha poi sepolta sotto due metri di terra - ad Anguillara Sabazia, comune alle porte di Roma. Secondo quanto emerso finora, i due si stavano separando. "Avevo paura di perdere l'affidamento di mio figlio", avrebbe poi detto agli inquirenti l'uomo.

A una settimana dal suo arresto, dopo aver annunciato le loro intenzioni in una lettera lasciata al figlio minore, i suoi genitori, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, si sono tolti la vita impiccandosi a una trave nel giardino della loro abitazione. "Una tragedia nella tragedia", di cui Tag24 ha parlato con la psicologa e criminologa Antonella Cortese.

Il femminicidio di Federica Torzullo ad Anguillara

Dottoressa, alla luce degli elementi emersi finora sulla dinamica del femminicidio e sugli atteggiamenti di Claudio Carlomagno, che idea si è fatta del caso e del suo profilo? 

"Il caso si inserisce nelle dinamiche tipiche della violenza di genere, in cui il femminicidio rappresenta l'esito finale di una serie di fattori: possesso, gelosia, controllo e incapacità di tollerare la perdita del legame. In queste situazioni la partner viene progressivamente vissuta non come un soggetto autonomo, ma come qualcosa che 'appartiene', e la separazione o l’autonomia dell’altro diventano minacce intollerabili.

Dal punto di vista psicologico e criminologico è importante evitare etichette diagnostiche; ciò che possiamo osservare è una fragilità emotiva significativa e una modalità relazionale disfunzionale. La violenza esercitata sul corpo della donna, l’occultamento, lo sfregio, l’accanimento non ha solo una funzione omicidiaria, ma anche simbolica. È una violenza che parla di dominio, possesso e affermazione di potere, come se il messaggio fosse:

virgolette
Decido io, controllo io, anche sul tuo corpo.

La donna viene annientata quindi non solo fisicamente, ma anche nella sua identità". 

Pensa che la confessione/ricostruzione di Carlomagno sia credibile?

"La narrazione in casi come questi è spesso parziale e difensiva: può contenere elementi di verità, ma anche rielaborazioni funzionali a ridurre il peso della responsabilità. Saranno le indagini a chiarire definitivamente i fatti".

Il suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno 

Nel caso si inserisce anche il suicidio dei genitori dell'uomo, schiacciati dal peso della vergogna e del giudizio. Lei ha parlato di "collasso psicologico ed emotivo a catena": cosa significa? Cosa può essere scattato nella mente di queste persone?

"Mi riferisco a un processo che coinvolge l’intero sistema familiare e che ha al centro una vergogna profonda e transgenerazionale. Il femminicidio non colpisce solo l’autore, ma investe i genitori come portatori simbolici di un fallimento familiare, esponendoli a uno stigma sociale che può diventare totalizzante.

La vergogna non resta confinata all'individuo e si trasmette lungo la linea generazionale: una vergogna che isola, silenzia e schiaccia, impedendo di chiedere aiuto. Il suicidio va quindi letto come l’esito di un collasso emotivo estremo, in cui il peso del giudizio sociale e della vergogna transgenerazionale diventa insostenibile".

Le conseguenze sul figlio minorenne della coppia

Il figlio della vittima, di appena 10 anni, ha perso in pochi giorni la madre, i nonni paterni e il padre, che è in carcere. Quali sono le possibili conseguenze? 

"Per un bambino di dieci anni una perdita così ravvicinata e violenta rappresenta un trauma complesso, che incide sia sul piano emotivo sia su quello identitario. Oltre ai sintomi post-traumatici, esiste il rischio che il minore possa interiorizzare una vergogna ereditata, legata alla storia familiare e al modo in cui questa viene narrata o silenziata".

Quali sono gli interventi utili in casi del genere per "contenere" il trauma ed evitare un peggioramento? 

"Gli interventi devono essere tempestivi, specialistici e continuativi: un supporto psicologico orientato al trauma, la presenza di figure adulte stabili e una rete istituzionale capace di proteggere il minore anche sul piano simbolico. Contenere il trauma significa anche interrompere la trasmissione transgenerazionale della violenza e della vergogna, offrendo al bambino uno spazio sicuro in cui costruire una narrazione non colpevolizzante. 

Credo sia importante ricordare che, quando parliamo di questi casi, non stiamo raccontando solo una cronaca nera, ma le conseguenze profonde che la violenza produce sulle persone e sulle generazioni future. Mettere al centro la tutela dei minori e la prevenzione della violenza significa assumersi una responsabilità collettiva: riconoscere i segnali, intervenire prima e non lasciare sole le vittime. Solo così possiamo provare a interrompere la trasmissione del trauma, della violenza e della vergogna". 

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