La Juventus di Spalletti è un’altra Juventus rispetto a quella di Tudor. Questo è evidente. Ed è lampante che i tifosi abbiano recepito il piacevole entusiasmo di vedere giocare la squadra e lo restituiscano con un calore che allo Stadium non si respirava da quasi dieci anni. Forse c’è anche il rimpianto per ciò che sarebbe potuta diventare questa Juve se l’attuale allenatore l’avesse guidata sin dall’inizio della stagione, invece che subentrare in corsa. Tuttavia, va ricordato che fino a maggio Chiellini contava di arrivare a Conte e Spalletti era impegnato con la Nazionale. Inoltre, Tudor aveva meritato di proseguire nel suo ruolo, sebbene in un contesto precario.
Analizzando i dati oggettivi, considerando la classifica dalla sua nomina, l’Inter risulta prima con 34 punti, seguita dal Milan a 29 e dalla Juventus con 27. Nelle tredici gare di campionato "spallettiane", i bianconeri hanno accumulato terreno soprattutto su Roma e Napoli (ferme a 22 punti), oltre che sul resto del gruppo. Eppure la Juventus di oggi è completamente diversa, più matura e convinta, e promette ancora di crescere. Le prospettive alimentano la fiducia dei tifosi, e dopo anni complicati, questo rinnovato entusiasmo è più che meritato — tanto per la squadra quanto per Spalletti stesso.
La preoccupazione invece avvolge Napoli, che rischia in pochi giorni un doppio tonfo: lo scudetto ormai irraggiungibile e la qualificazione in Champions in bilico contro il Chelsea. Se vince, il Napoli resta a galla; se perde, Conte dovrà confrontarsi con limiti noti della propria carriera — difficoltà nel gestire il doppio impegno, scarsa rotazione e calo al secondo anno. Dopo il pesante 3-0 contro la Juventus, l’allenatore non si è rifugiato nelle polemiche per il rigore non fischiato su Hojlund, un atteggiamento maturo ma che rischia di sterilizzare anche il dibattito mediatico. Conte deve ritrovare la sua forza dialettica: senza la sua energia e la sua capacità di difendersi mediaticamente, il Napoli rischia di perdere anche sul piano motivazionale.
Un’altra resa, diversa ma simbolica, arriva da Genova. Non riguarda la Juve né il Napoli, ma il Bologna, vittima di una direzione arbitrale disastrosa. L’espulsione di Skorupski ha pesato sul 3-2 finale a favore del Genoa, ma i commenti post-partita hanno ignorato l’errore, preferendo celebrare la rimonta rossoblù. È inaccettabile che un episodio così grave passi sotto silenzio: il Bologna è stato sconfitto più dal fischietto e dal VAR che dai gol avversari. Lo sport perde autenticità quando i commenti si appiattiscono e mancano le voci critiche, quelle che dovrebbero tenere viva la credibilità del calcio.