26 Jan, 2026 - 11:30

"Divine Comedy": la commedia satirica di Ali Asgari

"Divine Comedy": la commedia satirica di Ali Asgari

Nel 1978, in Iran, ebbe origine una rivolta che dapprima si sperava avrebbe portato a un miglioramento delle condizioni di vita generale e alla liberazione dalla monarchia dello Scià Mohammad Reza Pahlavi. Sotto certi aspetti, come nel regime siriano degli Assad, iniziato con Hafez al-Assad a novembre 1970 e proseguito poi con suo figlio Bashar al-Assad dal 2000 a oggi, la monarchia autoritaria e filo-occidentale dello Scià iraniano prometteva modernizzazione e progresso sociale, rifacendosi al modello statunitense, ma in realtà le migliorie furono appannaggio soltanto dei ricchi ai danni del resto della popolazione, sottomessa e controllata dalla polizia segreta SAVAK, con un impoverimento delle classi popolari.

E dunque la Rivoluzione del 1979, figlia dei conflitti già insorti l’anno precedente, portò alla caduta di Mohammad Reza Pahlavi e all’istituzione della Repubblica islamica, con l’applicazione ufficiale della Sharia in Iran. Da quel momento la società iraniana è passata dalla proverbiale padella alla brace, vedendosi negare ancor più diritti rispetto alla situazione pregressa, soprattutto per le donne costrette, ad esempio, a indossare il velo. Come avvenne durante la dittatura stalinista in Unione Sovietica, seppur in contesto ideologico differente, anche qui l’arte, la lettura, il teatro e il cinema subirono un’aspra censura, che va avanti tutt’oggi, ma in questo caso per conformarsi alle regole della religione islamica. 

Prima del ’79 il panorama cinematografico iraniano era incentrato sul filmfarsi: pellicole molto simili a quelle indiane di Bollywood, tra melodramma e commedia musicale. Dopo la rivoluzione è stata stabilita una rigida revisione e molti lungometraggi furono banditi, perché ritenuti immorali. Imponendo l’approvazione governativa per le sceneggiature, il montaggio e la distribuzione, senza la quale era severamente vietato avviare le riprese, era d’obbligo una separazione netta in scena fra uomo e donna, non poteva esserci rappresentazione di desiderio sessuale o contatto fisico e non erano ammessi temi politici di critica verso il regime. Proprio per questo, a partire dal 1980 si sviluppò il nuovo cinema iraniano. Registi come Abbas Kiarostami, Mohsen Makhmalbaf, Majid Majidi svilupparono un linguaggio di metafora, poetico e originale, riuscendo a comunicare senza mostrare, solleticando la fantasia dello spettatore.

Ma dalla fine degli anni ’90 una nuova classe di cineasti, tra cui Jafar Panahi e Mohammad Rasoulof, artisti acclamati a livello internazionale, cominciarono a utilizzare le loro opere come atto di disobbedienza civile, aggirando le restrizioni, rischiando il carcere e pene molto aspre. Malgrado i procedimenti penali subiti da entrambi e da molti altri, attualmente continuano a portare avanti le loro proteste realizzando lungometraggi non autorizzati. Infatti i divieti sopracitati sono ancora vigenti, rendendo la vita impossibile a chiunque voglia fare del cinema un mezzo comunicativo libero per esprimersi.

 Ali Asgari, nato a Teheran, il 25 luglio 1982, che dopo essersi laureato all'Università Islamica Azad nella sua città di origine ha frequentato poi il DAMS all’Università degli Studi Roma Tre, è tra quelli che tenta strenuamente da anni di raggiungere l’abolizione della censura attraverso le sue pellicole non approvate. Iniziando con la produzione di diversi cortometraggi, spesso pluripremiati, nel 2017 ha esordito col suo primo lungometraggio, intitolato Nāpadid shodan. Dopo il secondo lungometraggio, La bambina segreta, ha diretto Kafka a Teheran insieme al collega Alireza Khatami, conosciuto nel 2017 alla 74ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Mantenendo sempre uno stile assai drammatico, con soggetti che trovano ispirazione fra le storie brutali vissute dal popolo iraniano, col suo ultimo lavoro ha deciso però di scegliere la commedia per parlare delle difficoltà che affronta un cineasta in Iran, nel tentativo di distribuire nelle sale un proprio film non autorizzato dal Ministero della Cultura e dell'Orientamento Islamico. Divine Comedy è stato presentato in anteprima all'82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il 2 settembre 2025, nella sezione Orizzonti. La sceneggiatura prende ispirazione dall’esperienza personale di Asgari nel 2023, dalle difficoltà nel mostrare Kafka a Teheran durante delle proiezioni private, nel periodo in cui le autorità gli avevano ritirato il passaporto, condannandolo a non poter lasciare il Paese o a girare altri film.

Il protagonista Bahram, interpretato da Bahram Ark, è un cineasta quarantenne che, malgrado la sua stimata carriera, non è mai riuscito a ottenere il permesso ufficiale per proiettare le sue opere in Iran. Dopo l’ennesimo rifiuto del Ministero della Cultura, insieme alla produttrice e sua compagna Sadaf (Sadaf Asgari), girerà per la città a bordo di una vespa rosa per organizzare proiezioni clandestine della sua ultima pellicola.

Il titolo Divine Comedy non è casuale, perché il regista si è rifatto simbolicamente alla Divina Commedia di Dante. Se nel poema Dante Alighieri affronta un cammino con diverse tappe fra Inferno, Purgatorio e Paradiso, accompagnato da Virgilio per i primi due e da Beatrice per l’ultimo, anche Bahram percorre un viaggio in un averno simbolico insieme alla sua Sadaf, misurandosi con una serie di prove, personaggi e ostacoli burocratici. In questo caso il giudizio non arriva da Dio, ma dalle istituzioni. Utilizzando il titolo in modo satirico, per Asgari l’inferno è un luogo terreno, ma se per Dante la commedia partiva dal dolore e terminava nella luce, per il regista si rimane sospesi fra dannazione e fallimento. 

Devo però purtroppo dire che Divine Comedy mi ha piuttosto delusa. La mancanza di ritmo in primis lo rende poco avvincente. Ho trovato poi l’intera narrazione non incisiva. Temo che il linguaggio della commedia non sia adatto a un artista come Ali Asgari, che invece sinora ha raggiunto la sua massima ispirazione nel dramma. Peccato. Per Divine Comedy, 3,4 stelle su 5.

 

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