"Ad oggi le indagini restano aperte e continuiamo a brancolare nel buio". Nadia Calvia è la sorella del 37enne Davide Calvia, che da due anni e nove mesi non c'è più. Il suo corpo è stato ritrovato il 22 aprile 2023 nelle acque antistanti Rasciada, nel comune di Castelsardo, in provincia di Sassari.
Davide era scomparso dieci giorni prima, durante un'uscita di pesca a Porto Torres insieme al cugino trentacinquenne Giovannino Pinna, che invece è riuscito a salvarsi. Un naufragio, un drammatico incidente: è stato questo il primo pensiero della famiglia. Almeno fino a quando l'autopsia sul corpo della vittima non ha rivelato uno scenario diverso.
Davide, che lavorava come cuoco, non sapeva nuotare. Ma non è morto annegato, bensì a causa di traumi multipli, non compatibili con un urto sugli scogli.
Allora cos'è successo davvero la notte tra l'11 e il 12 aprile 2023? Questa domanda non ha ancora una risposta.
La vicenda presenta molti punti oscuri, come Nadia Calvia sottolinea a TAG24. Dalle modalità del naufragio nel Golfo dell'Asinara, passando per la morte di Davide fino al ritrovamento del relitto, avvenuto diversi mesi dopo, la famiglia attende ancora di sapere come si siano svolti i fatti.
Davide aveva avvisato la famiglia che non sarebbe rientrato a casa come previsto e avrebbe passato la notte sulla barca a pescare: da lì il buio. Quella è stata l’ultima volta in cui la famiglia ha avuto sue notizie.
"Sono Giovannino Pinna. La barca sta imbarcando acqua. Vediamo le Ciminiere di Fiume Santo (Stintino). Ci mettiamo mute e salvagenti e aspettiamo i soccorsi". Questo l'SOS lanciato in mare intorno alle 16 del 12 aprile 2023.
"La Capitaneria di Porto è partita subito, raggiungendo il punto indicato da Giovannino in pochi minuti: non hanno trovato nessuno e non c'erano tracce di naufragio" sottolinea Nadia Calvia.
"Allora si è alzato in volo l'elicottero 139 dei Vigili del Fuoco, che rileva anche il calore corporeo. Le ricerche sono arrivate fino alla Corsica: niente".
Giovannino Pinna è stato ritrovato 27 ore dopo aver lanciato l'SOS, in ipotermia ma fortunatamente vivo, nella zona di Marritza, dove poi avrebbe raccontato di essere arrivato a nuoto. Di Davide, però, nessuna traccia.
Pinna, fisicamente provato e sotto shock, riferisce dall'ospedale alla madre di aver provato a salvare Davide, ma di non esserci riuscito: il 35enne era annegato.
Una versione che inizialmente convince la famiglia, ma che in seguito viene smentita dall'autopsia e da una conversazione del cugino di Davide con la compagna, in cui avrebbe raccontato che Davide era morto tra le sue braccia di ipotermia.
Dopo l'esame autoptico, Pinna viene iscritto nel registro degli indagati per naufragio colposo, furto della barca e omicidio colposo. "Da allora si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere" racconta Nadia Calvia.
Il 22 aprile 2023 Nadia Calvia e sua madre vengono convocate in caserma: è stato ritrovato un corpo e potrebbe essere quello di Davide.
"Il cadavere di mio fratello è stato riconosciuto da un familiare stretto, ormai solo grazie ai tatuaggi: io non me la sono sentita ed è stato consigliato a mia madre di non vederlo. Era un corpo completamente saponificato, mangiato dai pesci. Chi ha fatto il riconoscimento aveva già notato comunque alcuni strani dettagli" racconta.
"Quando è stato ritrovato aveva un sottomuta, ma solo la maglia a mezza manica di taglia XXL, mentre lui indossava la M: nella parte inferiore del corpo era nudo. Per come lo conosco, non si sarebbe mai spogliato per indossare qualcosa di estremamente ampio. Anche i bambini sanno che una muta più grande della tua taglia non ti aiuta a restare a galla, ma ti fa andare a fondo. Sappiamo che il mare spoglia, ma lui è stato ritrovato in una posizione che avrebbe reso difficile sfilare una muta" spiega Nadia.
I dubbi della famiglia si sono rivelati fondati una volta che sono stati resi noti i risultati dell'esame autoptico.
"Mio fratello aveva un piccolo buco in testa e l'acqua rinvenuta nei polmoni l'aveva inalata da vivo. Secondo l'autopsia, la causa della morte è un politraumatismo contusivo con fratture multiple".

La barca utilizzata dai due cugini sembra essersi volatilizzata, almeno fino al 31 ottobre 2024, quando un peschereccio aggancia un’imbarcazione a tre miglia dal litorale di Porchile, nei pressi del punto in cui era stato ritrovato Giovannino Pinna.
La barca è stata riconosciuta dal proprietario, che afferma gli sia stata rubata. Viene recuperata, sequestrata e sottoposta a perizia da parte di un esperto, per stabilire cosa sia davvero successo. I risultati sono al momento segretati.
Le indagini sono tuttora in corso, nonostante siano trascorsi quasi tre anni da quel giorno di aprile che ha segnato per sempre la famiglia Calvia.
Nadia Calvia non ha mai smesso di cercare la verità sulla morte di suo fratello, battendosi affinché possa essere fatta finalmente chiarezza su cosa sia accaduto il giorno del naufragio.
Recentemente è emersa un'importante novità. I familiari della vittima sono entrati in possesso di un audio, consegnato al proprio avvocato e pronto per essere depositato in Procura, che potrebbe spiegare alcuni dei punti rimasti finora oscuri e quindi portare una svolta nell'inchiesta.
"Ho sempre creduto nella magistratura, ma a distanza di due anni e nove mesi chiediamo che finalmente vengano chiuse le indagini e venga fissata una data per il processo" sottolinea Nadia.
"Non vogliamo accusare nessuno, ma mio fratello deve avere giustizia. Aveva 37 anni e non meritava di morire in quel modo: noi abbiamo il diritto di conoscere la verità".