22 Jan, 2026 - 16:56

Roma, l'evasione di Christian Rizzitelli scoperchia la polveriera dei carceri minorili

In collaborazione con
Canale 122 - Fatti di Nera
Roma, l'evasione di Christian Rizzitelli scoperchia la polveriera dei carceri minorili

Il muro di cinta di Casal del Marmo non è mai sembrato così fragile come la sera del 29 novembre. La fuga di Christian Rizzitelli, il giovane detenuto riuscito a dileguarsi dalla struttura capitolina, non è solo un caso di cronaca nera o un fallimento dei sistemi di sorveglianza. È, piuttosto, il sintomo di un collasso strutturale che sta trasformando le carceri minorili italiane in polveriere pronte a esplodere.

La dinamica: una fuga nel caos 

Secondo quanto ricostruito, l’evasione di Rizzitelli non è avvenuta in un momento di calma. Fonti anonime, persone che hanno lavorato all'interno della struttura e ne conoscono profondamente le dinamiche, dipingono uno scenario inquietante: Christian sarebbe riuscito a fuggire approfittando di un momento di estremo disordine, scaturito da una rivolta interna racconta chi tra quelle mura ha prestato servizio.

Una cronaca di tensioni annunciate 

Già ad ottobre 2023, il penitenziario era finito sulle pagine dei giornali per ben due volte. All’inizio del mese, le fiamme avevano avvolto alcune celle in segno di protesta contro le condizioni di vita degradanti; poche settimane dopo, il 29 ottobre, una nuova sommossa aveva costretto le forze dell’ordine a un intervento massiccio per riportare l’ordine. Mobili distrutti, materassi bruciati e agenti feriti sono diventati il tragico quotidiano di un istituto che dovrebbe occuparsi di rieducazione e che invece sembra faticare a garantire la mera sopravvivenza.

L’ombra del Decreto Caivano e il sovraffollamento 

Ma perché Casal del Marmo, come molte altre carceri minorili italiane, è diventato così instabile? La risposta, secondo gli addetti ai lavori, risiede in una scelta politica precisa: il "Decreto Caivano". Le nuove norme hanno abbassato la soglia per l'applicazione delle misure cautelari, portando a un aumento esponenziale degli ingressi di giovanissimi dietro le sbarre. Il risultato è un sovraffollamento che le strutture non sono in grado di gestire. Quando lo spazio vitale si riduce e la speranza di un percorso riabilitativo svanisce, la rabbia diventa l'unica lingua parlata dai detenuti.

L'emergenza educativa e la sicurezza 

La fuga di Christian Rizzitelli pone interrogativi profondi. Se un ragazzo riesce a scappare durante una rivolta, significa che il sistema ha fallito due volte: non è riuscito a garantire la sicurezza e non è riuscito a intercettare il disagio prima che si trasformasse in violenza.

Mentre le ricerche del fuggitivo continuano, resta sul campo una realtà drammatica: istituti nati per "recuperare" i minori che si stanno trasformando in zone franche di disperazione, dove la tensione è l'unica costante e l'evasione, a volte, appare come l'unica via d'uscita da un sistema che sembra aver dimenticato la sua missione costituzionale.

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