Sono trascorsi quindici anni dalla scomparsa di Mario Bonduan, il pensionato di 67 anni di cui si sono perse le tracce il 30 dicembre 2009 a San Candido, in provincia di Bolzano.
L’uomo si trovava in Alta Pusteria per trascorrere le festività natalizie con la famiglia. Da quel giorno, però, non ha più fatto ritorno e il suo caso resta uno dei più dolorosi e irrisolti della zona.
A raccontare oggi questa lunga attesa sono le figlie dell’uomo, che Tag24 ha intervistato per ricostruire i passaggi di una vicenda segnata dal silenzio e dalla speranza.
La video-intervista alle due donne è disponibile integralmente su YouTube e disponibile all'interno di questo articolo.
Si precisa che le informazioni contenute in questo articolo provengono da una comunicazione diretta tra Tag24 e la famiglia di Mario Bonduan.
«Mio padre soffriva già all’epoca di problemi di memoria», raccontano le figlie durante la video-intervista al quotidiano.
«Non c’era una diagnosi definitiva, ma era evidente che qualcosa non andasse: episodi di disorientamento, confusione, vuoti improvvisi».
«Quel 30 dicembre 2009 era uscito per una passeggiata in centro con un amico. Si erano fermati a bere qualcosa al bar dell’Hotel “L’Orso Grigio”».
«A un certo punto papà si è alzato per andare in bagno. I servizi non avevano uscite secondarie. Quando non tornava più, l’amico ha chiesto di controllare, ma non c’era più».
«La denuncia è stata fatta subito», spiega la figlia.
«Le ricerche sono partite immediatamente, ma non è mai emerso nulla di concreto».
«Col tempo, le segnalazioni si sono diradate. Oggi, purtroppo, le ricerche ufficiali sono ferme, perché non arrivano più indicazioni su cui lavorare».
«È difficile accettarlo, ma dopo quindici anni dobbiamo convivere con questa assenza totale di risposte».

«Negli anni successivi abbiamo ricevuto diverse segnalazioni nel Triveneto», racconta Stefania.
«Alcune erano molto precise, includevano dettagli sull’abbigliamento che non erano mai stati resi pubblici».
«Per questo le forze dell’ordine le hanno ritenute attendibili. Ma non è mai stato possibile fermare e identificare la persona segnalata».
«Se era davvero lui, col passare del tempo potrebbe essersi spostato altrove. È una possibilità che non possiamo escludere».
«In passato mio padre aveva già avuto episodi di confusione anche in luoghi familiari», spiega.
«Poco prima della scomparsa, durante una notte in montagna, si era vestito convinto che mia sorella fosse in difficoltà con l’auto».
«Assumeva psicofarmaci che, purtroppo, gli provocavano allucinazioni e scollegamenti dalla realtà. Bastava dirgli “aiuto” e lui partiva immediatamente, senza riflettere».
«È per questo che pensiamo possa essersi allontanato convinto di dover raggiungere qualcuno».
«Dopo l’uscita dal bagno, immaginiamo che possa aver iniziato a vagare senza orientamento», dice Stefania.
«Forse cercava di tornare all’alloggio dove alloggiavamo».
«Da lì si aprono tante ipotesi: un incidente, una caduta, una morte accidentale, oppure l’aver preso un treno verso una destinazione sconosciuta».
«Nessuna pista è mai stata definitivamente chiusa».
«Col passare degli anni abbiamo dovuto affrontare anche l’ipotesi peggiore», ammette la figlia.
«Ci siamo chiesti se papà possa trovarsi tra i cadaveri non identificati presenti negli obitori o negli istituti di medicina legale».
«Abbiamo chiesto più volte che venisse utilizzata la banca dati del DNA. Io e mia sorella siamo disponibili a fornire il nostro materiale genetico».
«Ci rivolgiamo a chi lavora in queste strutture: se notate segni particolari, vi chiediamo di segnalarli. Per noi sarebbe fondamentale poter avviare una comparazione».
«Mio padre era una persona molto attiva», ricorda Stefania.
«Giocava a bocce anche a livello agonistico, era stato persino in nazionale».
«Amava i francobolli, la montagna e in particolare la Valle d’Aosta, una regione a cui era profondamente legato».
«Oggi cerchiamo di mantenere un equilibrio tra speranza e consapevolezza. Io e mia sorella Angela continuiamo a cercarlo, mentre nostra madre purtroppo è venuta a mancare nel 2018».
«Il desiderio, dopo tutti questi anni, resta sempre lo stesso: riportarlo a casa, in qualsiasi modo sia possibile», conclude.