Altro che "linguaggio inclusivo"! Contro i maranza, per Vittorio Feltri, occorre il pugno duro.
I suoi colleghi di Repubblica Concita De Gregorio e Massimo Giannini sono completamente fuori strada.
Lo scrive oggi il direttore sul Giornale rispondendo a una domanda postagli da un lettore sul linguaggio inclusivo.
Vittorio Feltri dice a De Gregorio e Giannini che il linguaggio inclusivo non serve
Per il direttore Feltri, il linguaggio inclusivo non è affatto la chiave per fermare la violenza come credono concita De Gregorio e Massimo Giannini: tutt'al più, la classica "foglia di fico".
Dopo anni di prediche progressiste, anch'io non sono riuscito a capire del tutto cosa sia questo linguaggio inclusivo. Forse perché, semplicemente, non esiste...
Per il direttore, allora, forse, è solo una "formula magica, una superstizione ideologica".
E proprio su questo punto inizia a battere:
È l'idea, del tutto infondata, che modificando le parole si modifichi la realtà. Come se il delinquente smettesse di accoltellare perché qualcuno lo chiama soggetto fragile anziché criminale. Come se la lama diventasse meno affilata perché la si definisce dispositivo di offesa non convenzionale...
Come dire: Vittorio Feltri non si lascia incantare dalle parole e/o dalle formule.
Feltri contro la sinistra
Per il direttore, il problema che sta dietro al cosiddetto linguaggio inclusivo è la sinistra, per la quale "il problema non è la violenza, ma chi la racconta":
Secondo la sinistra, il problema non è la violenza, ma chi la racconta (...) Non è il reato, ma il termine clandestino. E così si costruisce un linguaggio fatto di dogmi che suonano più o meno così: se l'aggressore è immigrato, va compreso; se è disagiato, va incluso; se è armato, va ascoltato. Anche coccolato, perché no?
Il problema, sempre secondo Feltri, è che "chi osa chiamare le cose con il loro nome viene immediatamente messo sotto processo morale". Come dire: guai a usare parole come criminale, rapina, violenza, accoltellamento.
Questo è il vero scopo del linguaggio inclusivo: non fermare la violenza, ma zittire chi la denuncia
Il doppio standard
Il cosiddetto "linguaggio inclusivo", per Feltri, in realtà, è un linguaggio censorio:
È inclusivo solo verso chi piace alla sinistra. Perché il doppio standard è sotto gli occhi di tutti: quando il colpevole è l'uomo italiano, magari eterosessuale e politicamente scorretto, allora il linguaggio diventa improvvisamente durissimo, insultante, violento. Lì l'odio verbale è consentito, anzi incoraggiato. Quando invece si tratta di categorie protette, il vocabolario si svuota, la realtà si nega, i fatti si dissolvono
E che il linguaggio inclusivo non sia altro che retorica vuota, Feltri lo testimonia anche così.
Ci raccontano anche che il progresso passi dagli asterischi, dallo schwa, dalle declinazioni forzate al femminile. Che il femminismo consiste nel dire ministra e che la lotta alla discriminazione dei gay si vinca deformando la grammatica. Nel frattempo, però, le donne vengono aggredite, i ragazzi accoltellati, le città diventano più insicure. Ma guai a dirlo: non è inclusivo